SALENTO – “Io non sono un uomo libero, ero più libero in carcere”. Sono le prime parole di Michele Misseri dopo gli anni di reclusione nel carcere di Lecce per il delitto di Avetrana e rilasciate poche ore dopo la scarcerazione a “Quarto Grado”.
L’uomo, che ha scontato la sua pena per la soppressione del cadavere della nipote Sarah Scazzi, torna a tribadire la sua colpevolezza e si rivolge anche alla moglie Cosima e alla figlia Sabrina, condannate invece all’ergastolo per l’omicidio volontario della 15enne avvenuto nel 2010.
Il 69enne parla anche della nipote: “A lei in questi anni ho rivolto le mie preghiere – dice- ma in Chiesa ho pregato anche per Cosima e Sabrina”.
Misseri non è ancora rientrato nella sua villetta di Via Deledda ad Avetrana, in cui Sarah è stata uccisa e dove lui ha vissuto fino al 2017, prima che si spalancassero le porte del carcere.
Isabel Tramacere, giornalista pubblicista dal 2001, redattrice di Telerama e collaboratrice della trasmissione "Terre del Salento"