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Nassiriya, 20 anni dalla strage. Il Salento non dimentica Alessandro Carrisi

TREPUZZI – In italia erano le 8.40 del mattino, in Iraq le 10,40. Un camion e un’auto pieni zeppi di esplosivo si lanciarono contro la base italiana Maestrale a Nassiriya, capoluogo della provincia di Dhi-Qar. L’esplosione fece saltare in aria anche il deposito munizioni, provocando la morte di 28 persone, 19 italiane e 9 irachene. E furono devastazione, morte.

La guerra si materializzò, facendosi sentire, forte come il boato di quella mattina, in Italia e nel Salento. Perchè tra le 28 vittime dell’attacco kamikaze c’era il nostro Alessandro Carrisi, caporal maggiore di 23 anni, di Trepuzzi, caduto indossando la divisa dell’Esercito italiano. Era partito in missione da un mese esatto. Era impegnato nella missione di Pace denominata “Operazione Antica Babilonia”. Quando, nella mattinata, la notizia fu resa nota in Italia, non si conobbero subito i nomi delle vittime della strage. In casa Carrisi squillo il telefono. In casa c’erano i genitori di Alessandro, Cosima e Antonio, la sorella Raffaella ed il fratello Morris. “Alessandro è gravemente ferito” dissero dall’altro capo del filo. Un’altra chiamata, un paio d’ore più tardi, annunciò la tragedia. Alessandro non c’era più.

Sono passati 20 anni da quella giornata funesta. E il Salento non dimentica il suo figlio caduto in missione di pace. Martedì 14 a Trepuzzi, nella scuola a lui dedicata, si terrà una cerimonia di commemorazione.

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