GALLIPOLI – Il drone di TeleRama sorvola l’inferno del giorno dopo. Inferno di fuoco il cui lascito, a due passi dal mare di Gallipoli, si fa ancora più amaro e spettrale.
Altri 15 ettari di macchia mediterranea sono stati ridotti in cenere questo lunedì mattina da un rogo divampato nel territorio di Sannicola, con probabile innesco dall’alto della collina. La natura è ancora al vaglio in queste ore, il dolo non è affatto escluso. Il bilancio, intanto, è già amarissimo.
Questo paesaggio che vi stiamo mostrando prima delle 11 di lunedì mattina era rigoglioso, tra macchia e campagna. Adesso è completamente ridotto in cenere e poteva andare anche peggio.
A lottare contro il tempo e il forte vento, limitando danni ben peggiori, sono stati i Vigili del fuoco e la Protezione civile di Gallipoli, Aradeo e Galatone, insieme alle squadre Arif. Ventidue i lanci del canadair che hanno consentito di circoscrivere il rogo che, lambendo la Lecce-Gallipoli e le abitazioni della zona, ha costretto a scendere in campo anche polizia, carabinieri, stradale e Forestali.
Questi 15 ettari in fumo si aggiungono ai 120 di pineta e macchia mediterranea che lo scorso 18 luglio furono divorati sempre nella zona di Gallipoli, più nel dettaglio sul promontorio della «Montagna spaccata».
Stando ad un primissimo bilancio estivo è proprio l’hinterland della Città bella quello maggiormente colpito in quest’estate rovente.
Ma l’allarme incendi non molla la presa: da Castro a Porto Badisco a Santa Cesarea, Ugento, San Cataldo. Uomini e mezzi anche quest’anno non hanno avuto e non hanno ancora oggi tregua.
E mentre la richiesta regionale di proclamazione dello stato di emergenza è stata annunciata tre settimane fa, il Salento brucia ancora…appeso al filo della speranza.