PUGLIA – Nonostante il ricorso avanzato alla Corte costituzionale, la Regione Puglia sarà costretta a tagliare drasticamente il numero di scuole presenti nel territorio, senza avere la possibilità di far valere le sue ragioni, le sue peculiarità. In tutta la Puglia a vacillare, secondo una primissima stima, saranno più di 60 scuole. Di queste, 41 solo nel Salento, tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Sono sempre di più gli istituti scolastici di vario ordine e grado che scompaiono lasciando un grande vuoto culturale in Italia: calcolatrice alla mano, negli ultimi dieci anni lo Stato ne ha chiusi ben 2.600 in tutte le regioni. Ma il dato più preoccupante riguarda lo spaventoso numero di scuole del Meridione che hanno subito la sforbiciata: nel dettaglio, oltre 1.700 plessi hanno chiuso i battenti nel Sud Italia e nelle Isole. Dati preoccupanti ma, va detto, non inaspettati: la grave crisi demografica, causata dalla progressiva denatalità, è la principale responsabile dei pesanti tagli finanziari subiti dalle reti scolastiche del Mezzogiorno. Il segretario generale della UIL Scuola Puglia, Gianni Verga, lancia l’allarme, preannunciando “prospettive nebulose per gli istituti di tutta la Puglia, prevedendo la chiusura di 22 scuole nella provincia di Lecce, 12 nel Tarantino, 7 nel Foggiano e Brindisino, 4 nel BAT e 13 nell’hinterland barese.
“Gli Alunni non sono numeri da far quadrare a tutti i costi – conclude Verga- il sistema scolastico deve essere parametrato in base ai contesti territoriali di devianza minorile, alla condizione socio-economica e al tasso di dispersione scolastica”.
Fare di tutta l’erba un fascio, dunque, gioverà sì all’economia del Paese, ma si rischia di partorire una contraddizione in termini: piuttosto che una crescita, la cultura rischia di farsi retromarcia. Un lusso, si fa per dire, che nessuno può permettersi.