SQUINZANO – Luigi Guadadiello, freddato martedì sera a colpi di pistola mentre usciva dalla sua abitazione di via Donizetti a Squinzano insieme alla compagna, al figlioletto di nove mesi e ad alcuni parenti della donna, era tornato in libertà lo sorso 29 marzo dopo aver scontato una condanna a 16 anni per omicidio. Stando a quanto riferisce il legale della vittima, l’avvocato Giuseppe Presicce, nulla lasciava presagire al peggio. “Lo avevo incontrato appena dieci giorni addietro”, dice Presicce, “e lo avevo visto abbastanza tranquillo, sereno come al solito”. Gaudadiello, fratello di Paolo e Stefano, come lui già noti alle cronache, nel 2008 era stato arrestato con l’accusa di omicidio. Un omicidio maturato per vendicare la presunta violenza sessuale subita dalla compagna dell’epoca che viveva a Gera d’Adda, in provincia di Bergamo. Gaudadiello partì in treno dal Salento per raggiungere Gera d’Adda e uccidere con due coltellate al cuore il presunto autore della violenza, un giovane di nazionalità marocchina. Arrestato subito dopo a seguito dell’attività investigativa, venne condannato a 16 anni di reclusione. Nell’ultimo periodo di detenzione aveva pure beneficiato di due misure alternative, poi decadute a causa del mancato rispetto delle stesse. Gaudadiello, contro la cui abitazione che divideva con uno dei fratelli nel 2013 erano stati esplosi una decina di colpi di pistola, da appena tre mesi era quindi tornato a respirare la libertà in quel territorio dove alla luce dei recenti fatti di cronaca sarebbero in corso guerre tra gruppi rivali per il controllo delle piazze di spaccio. Appena una settimana fa, infatti, altri otto colpo di arma da fuoco sono stati esplosi contro un’abitazione proprio alla periferia di Squinzano.