Cronaca

Sava, droga e armi nel cimitero. Arrestato ultimo dei 19 indagati

TARANTO – Nella mattinata di ieri i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto e della Compagnia Carabinieri di Francavilla Fontana (BR) hanno tratto in arresto un quarantenne, originario di Francavilla Fontana, ultimo degli indagati inseriti nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 19 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere, finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi comuni da sparo e munizionamento, nei comuni di Sava e Torricella.

L’indagine è stata condotta, a partire dal febbraio 2020, da parte del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, con sistemi tradizionali, come servizi di osservazione e pedinamento, nonché grazie a sofisticate attività tecniche, con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Così come indicato nell’ordinanza del Gip, l’indagato, gravemente indiziato di essere uno dei fornitori dello stupefacente, sarebbe “evidentemente ben inserito nel settore dei narcotici”.

Il cimitero di Sava, “riconvertito nella base operativa logistica del gruppo, al sicuro da occhi indiscreti”, sarebbe stato il luogo di incontro per lo scambio di ingenti quantitativi di droga, che sarebbe stata rivenduta successivamente “nelle piazze savesi, grazie ad un nutrito gruppo di pusher”. Proprio tra le tombe ed i loculi, gli investigatori avrebbero documentato, infatti, gli incontri.

Il canale di approvvigionamento della compagine savese, infatti, sarebbe stato assicurato, “in via esclusiva”, dall’indagato, unitamente ad altre due persone, arrestate lo scorso 27 marzo. I tre sono definiti, nell’ordinanza del Gip, “pervicaci nel proporsi nel settore degli stupefacenti, quali autorevoli componenti del panorama delinquenziale”.

Al termine delle operazioni di rito, l’arrestato è stato condotto presso il carcere di Brindisi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

L’eventuale responsabilità degli indagati dovrà essere accertata con sentenza definitiva, valendo, fino ad allora, la presunzione di innocenza.

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