Omicidio Nestola, una perizia (forse due) per Aportone

LECCE – La difesa di Aportone, l’avvocato Francesca Conte, nei giorni scorsi ha presentato richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con quella ai domiciliari, basandola sulle condizioni fisiche patologiche dell’uomo che lo renderebbero incompatibile con il regime carcerario. È stato deciso, col parere favorevole del pm Santacatterina, di sottoporre l’imputato a perizia medica, della quale si occuperà il medico legale Alberto Tortorella. L’avvocato Conte ha aggiunto che il proprio assistito è molto provato anche psicologicamente e, per questo, lo stesso dott. Tortorella, in sede di visita, darà indicazioni sull’estendere o meno -con la nomina di un perito psichiatra- la valutazione delle condizioni di Aportone anche a quelle psichiche e intellettive per poi decidere, quindi, se l’uomo possa partecipare o meno al processo. È quanto deciso dai giudici della Corte d’Assise, presidente Pietro Baffa, nella prima udienza del processo per l’omicidio di Silvano Nestola, l’ex carabiniere freddato a 45 anni con quattro colpi di fucile da caccia, ammazzato davanti al figlioletto di 11 anni.

Unico imputato è Michele Aportone, 71enne di San Donaci, padre di una donna con cui la vittima aveva avuto una relazione. Relazione da sempre ostacolata da Aportone, che -secondo le indagini dei carabinieri- non voleva assolutamente, e non ne aveva mai fatto mistero, che la figlia 37enne frequentasse Nestola, tanto da installare un gps nell’auto della donna per seguirne i movimenti. L’ex maresciallo dei carabinieri, la sera del 3 maggio 2021 era andato a cena da sua sorella insieme al figlio. Finito di mangiare, lui e il bambino uscirono dalla villetta alla periferia di Copertino e lì fu teso l’agguato. Una sagoma scura sarebbe spuntata all’improvviso, sparando. Nestola riuscì a salvare il figlio prima di perire sotto i colpi di fucile. Le indagini dei carabinieri della tenenza di Copertino e dei colleghi del Reparto operativo, coordinate dai titolari del fascicolo Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina, li portarono ad Aportone e, in un primo momento, anche alla moglie, inizialmente indagata (posizione poi stralciata e per la quale fu richiesta l’archiviazione). Le immagini dei vari sistemi di videosorveglianza presi in esame, documentarono, secondo le indagini, il tragitto percorso da un furgone prima e da uno scooter poi, per raggiungere il luogo del delitto. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe caricato uno scooter sul furgone, avrebbe guidato fino a un certo punto, parcheggiando il mezzo e proseguendo poi in sella al due ruote fino a Copertino. Poi avrebbe seguito lo stesso percorso a ritroso, facendo a pezzi lo scooter e bruciandone alcune parti. Aportone è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e da abietti e futili motivi. La perizia si terrà il 24 ottobre nel carcere di Bari dove l’uomo è detenuto; dopo cinque giorni, si avrà il parere sul regime carcerario. In aula erano presenti i familiari della vittima che si sono costituti parti civili con gli avvocati Cosimo Maggiulli, Maria Luisa Avellis e Enrico Cimmino.

Si è passati direttamente alle richieste di prova. Tutti hanno avanzato richiesta di ascoltare i testimoni e l’imputato. Il pm Santacatterina inizierà con gli investigatori e ha chiesto di visionare, in aula, le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza intorno alla scena del crimine e non solo, per ricostruire i movimenti del presunto assassino prima e dopo l’omicidio. Questo avverrà il 20 dicembre in aula bunker, che è dotata di impianti video adatti.

 

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