TARANTO – Si chiama Beleolico il parco eolico offshore inaugurato questa mattina, al largo del molo polisettoriale tarantino: dieci pale, per una capacità complessiva di 30 MW, che puntano a sfruttare la maggiore forza del vento che il posizionamento in mare garantisce. L’investimento complessivo per la realizzazione è di 80 milioni di euro.
A realizzarlo, 14 anni dopo la presentazione del progetto, è stata la società del gruppo Toto Renexia. Il parco assicurerà una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni, consentirà un risparmio di circa 730 mila tonnellate di anidride carbonica. Per la distribuzione dell’energia sul territorio, Renexia ha costruito una sottostazione per l’allaccio alla rete elettrica nazionale a pochi chilometri dall’area portuale.
In mattinata, si diceva, taglio del nastro e poi una tavola rotonda monotematica sulle rinnovabili, alla quale hanno preso parte -da remoto- anche i ministri Giorgetti e Giovannini. Per il Ministro allo Sviluppo Economico “questo progetto può rappresentare una pietra miliare e un motivo di emulazione per tanti altri, per dare un contributo fattivo a quella che sarà in prospettiva la sovranità energetica del Paese, che è l’obiettivo che tutti quanti ci dobbiamo porre”.
Quello dell’eolico offshore – lo ricordiamo – è un tema caldo per il Salento, dove è tuttora in atto la levata di scudi contro il mega parco immaginato tra Otranto e Leuca dalla multinazionale “Odra”.
“L’impianto tarantino – interviene a tal proposito il consigliere regionale Paolo Pagliaro – è l’esempio di come gestire al meglio la questione delle pale galleggianti in un una zona dove non si distrugge nulla, perché proprio quel mare, nel porto di Taranto, è una zona che possiamo definire già compromessa. A differenza dell’obbrobrio che si vorrebbe istallare nel Canale d’Otranto, nella parte della costa più bella d’Italia – sottolinea – che devasterebbe completamente il paesaggio, creando gravi danni al turismo e anche alla pesca. Questa dovrebbe essere la linea da seguire per evitare danni all’ambiente. Dobbiamo sempre ragionare caso per caso, zona per zona. Sì alle energie rinnovabili – ribadisce ancora una volta – ma servono regole chiare e la Regione può e deve identificare la gestione dello spazio in mare per questo tipo di impianti”.