SALENTO- Dopo due anni segnati dalla pandemia, nonostante i contagi ancora resistano, per i festeggiamenti c’è sempre tempo. Accade in occasione del 19 marzo, data in cui si festeggiano tutti i papà con uno dei dolci più attesi, ossia: le zeppole di San Giuseppe.
Da qui le lunghe file alle pasticcerie, la voglia di ordinarle classiche, ripiene di Chantilly o fatte in altro modo. Nessuno quindi rinuncia a questa prelibatezza, fritta o al forno.
Ma in questo giorno non si dà solo spazio alle zeppole. Nel Salento è diffusa un’altra tradizione: le tavole di San Giuseppe. In diverse case si imbandisce una tavolata piena zeppa di cibi invitanti. La si apparecchia per un minimo di tre commensali (numero che richiama la Sacra Famiglia) e fino a un massimo di tredici (il numero di quanti parteciparono all’Ultima Cena). Il numero deve comunque essere sempre dispari. Un tempo l’invito era rivolto ai bisognosi, oggi si estende soprattutto a parenti e amici. Fra le pietanze servite ce ne sono di tipiche e simboliche: le zeppole, i lampascioni, frittelle e pesce fritto e i pani a forma di ciambella con l’immagine del Santo e o della Sacra Famiglia.