BRINDISI – La transizione ecologica è un processo strutturale indispensabile per il cambiamento del modello socioeconomico, con il passaggio dai combustibili fossili all’utilizzo delle fonti energetiche green.
Questa è la descrizione tecnica del periodo che stiamo vivendo. Ma a Brindisi il termine “transizione” è stato letteralmente cancellato dalla decisione di Terna di ritenere inutile l’impianto a turbogas proposto da Enel al posto dell’attuale centrale a carbone di Cerano.
In pratica, si passa da uno dei più grandi impianti di produzione energetica d’Europa al nulla. O meglio, alla speranza che si possa accelerare sulla realizzazione di immensi campi fotovoltaici e di parchi eolici off shore. Una ipotesi difficile ed a lungo termine, condizionata dagli iter burocratici ed anche dai pareri contrari di tantissimi salentini.
Nel frattempo, il no alla centrale a turbogas fa perdere investimenti per circa 800 milioni di euro e tantissima occupazione nella fase di costruzione e cancella in un sol colpo tutto l’indotto che ruota intorno a Cerano.
Non a caso, in previsione del blocco al carbone del 2025, sono già diminuiti gli interventi all’interno della centrale e questo ha determinato un primo scossone occupazionale negativo nel comparto metalmeccanico, con la chiusura di aziende storiche del Brindisino.
Una crisi a cui si aggiunge quella del comparto aeronautico che in soli 7 anni ha perso circa 900 addetti. Ed anche altri grandi settori come quello chimico e quello farmaceutico non fanno vivere sonni tranquilli, soprattutto nel medio-lungo periodo.
Ci sarebbero tutte le condizioni, insomma, per un intervento immediato del Governo nazionale e della Regione Puglia che fino ad oggi, a dire il vero, hanno fatto davvero poco per Brindisi.
Mimmo Consales