Rischio crisi rifiuti: Burgesi chiuderà tra un mese, tensione tra i sindaci

LECCE- Senza un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, per la provincia di Lecce il 2022 rischia di aprirsi con una crisi dei rifiuti seria. Ecco perché l’assemblea dei sindaci convocata in mattinata a Palazzo dei Celestini per discutere degli impianti di compostaggio si è riconvocata già per lunedì, alla presenza di Ager, perché il tempo stringe e la spazzatura per strada non la vuole nessuno. Presenti, oltre ai rappresentati della Provincia, 65 primi cittadini e un consigliere regionale, Paolo Pagliaro.

Gli animi si sono scaldati a fronte dell’ipotesi di non aprire la discarica di Corigliano, come previsto dalla Regione per metà 2022, quando potrebbe andare ad esaurimento il sito di Ugento: finanziata con 12 milioni di euro e già collaudata, sorge sulla falda che rifornisce d’acqua mezza Puglia e dovrebbe restare attiva fino al 2025. Sono state invocate, dunque, soluzioni alternative. Ma a quel punto il vicesindaco di Ugento, Massimo Lecci, ha dato l’annuncio: due giorni fa ha scritto a Bari per comunicare che la discarica di Burgesi è esaurita, fra un mese o due al massimo non avrà più capacità di ospitare rifiuti “e – ha aggiunto – abbiamo fatto da pattumiera a tutti, ma ora basta. Vogliamo sentir dire che Ugento va chiuso. Andiamo a vedere dove possiamo precipitare se non attiviamo la discarica di Corigliano”.

Rischia di generare uno scontro tra Comuni l’inerzia che sulla programmazione sul tema si è vissuta finora e che nella discussione sugli impianti di compostaggio trova la sua ultima riva. Il Piano regionale rifiuti mette fretta: va approvato in brevissimo tempo perché senza di quello l’intera Puglia non potrà accedere ai fondi Pnrr per l’impiantistica. Dunque, quel piano è, di fatto, blindato, prevedendo un centro di compostaggio pubblico, a Lecce, da 40mila tonnellate l’anno. Sul sito previsto, Masseria Ghetta, il sindaco di Lecce ha rimarcato la correttezza dei criteri localizzativi, per rispondere ai colleghi di Trepuzzi e Surbo contrari per la vicinanza ai loro centri abitati.

Il problema, però, è più ampio: non basterà a soddisfare le esigenze di un territorio che produce 120mila tonnellate l’anno di frazione organica. La linea dei sindaci è di prevedere altri impianti pubblici di piccola taglia, diffusi, almeno cinque, gestiti dagli Ambiti ottimali di raccolta. L’Aro7 con capofila Botrugno si è candidata ad ospitarne uno da 20-30mila tonnellate nel Parco dei Paduli. Lo stesso ha fatto l’Aro5 con capofila Corigliano. Ortelle ha proposto in più di rafforzare le compostiere di comunità già realizzate e pronte a partire, perché significherebbero meno conferimenti negli impianti di compostaggio.

Va trovata la quadra sugli impianti e in fretta, tenendo anche presente che una discarica in cui conferire la parte residuale servirà comunque. E che quella di Ugento chiuderà e quella di Corigliano rischia di aprire sulla falda che ci dà da bere.

 

 

 

 

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