Omicidio ex carabiniere: le motivazioni della scarcerazione di Aportone

LECCE- Non c’è, secondo i giudici del Tribunale del Riesame, un’autonoma valutazione del giudice sugli addebiti in capo all’ arrestato ma una ripresa di quanto sostenuto dai pm nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare. Una decisione, quella di annullare il provvedimento di arresto di Michele Aportone, che non entra quindi nel merito della vicenda e delle accuse, ma rileva un difetto di forma: la della mancanza di un giudizio sulle indagini da parte del gip Sergio Tosi che ha firmato l’ordinanza e che invece avrebbe dovuto vagliare gli elementi raccolti.

E’ quanto riportato nelle motivazioni che hanno portato la corte del Riesame presieduta da Carlo Cazzella a scarcerare il 70enne ritenuto l’ assassino dell’ex maresciallo dei carabinieri Silvano Nestola, portato in carcere il 29 ottobre scorso dai carabinieri. Il ricorso al Riesame è stato presentato dall’avvocato difensore dell’indagato Francesca Conte. L’uomo si è sempre dichiarato innocente. Secondo il legale non ci sono prove della sua presenza sul luogo dell’omicidio così come non regge il movente, ovvero l’odio nutrito dal presunto assassino e dalla moglie nei confronti della vittima per la relazione intrapresa da questo con la loro figlia.

Silvano Nestola è stato ucciso il 3 maggio scorso. Secondo gli inquirenti Michele Aportone 70anni di S. Donaci avrebbe raggiunto la villa della sorella dell’ex carabiniere, alla periferia di Copertino, a bordo di un furgone bianco ripreso da alcune telecamere di videosorveglianza.

 

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