TARAMTO- La malattia e i tanti decessi, ma anche i disagi della quotidianità quando le polveri industriali entrano in casa e sembra di vivere in un carbonile: la Corte di Cassazione ha confermato con sentenza il diritto al risarcimento dei danni per un gruppo di cittadini residenti nel quartiere Tamburi di Taranto. Una sentenza importante, che conferma la correttezza delle precedenti del Tribunale di Taranto e della Corte d’Appello di Lecce-Sezione distaccata di Taranto, che avevano riconosciuto il ridotto godimento degli immobili, utilizzabili solo parzialmente a causa delle aggressioni delle polveri provenienti dal siderurgico. Un diritto riconosciuto, dunque, sulla carta ma che oggi intravede la possibilità di concretizzarsi, con il voto in Commissione Bilancio alla Camera del decreto “Sostegni bis”.
Uno degli emendamenti riformulati, dunque, prevede indennizzi per i danni subiti dai palazzi più esposti, con la proposta di istituzione di un fondo da 5 milioni nel 2021 e 2,5 milioni nel 2022 per i proprietari di immobili con “sentenza definitiva di risarcimento danni” a carico dell’ex Ilva, che potranno avere un indennizzo massimo “del 20% del valore di mercato dell’immobile danneggiato al momento della domanda” e comunque “non superiore a 30 mila euro”. Dietro la battaglia economica, però, ce n’è una molto più grande, che dura da 15 anni. Chi ha già ottenuto il risarcimento danni non deve, dunque, restituire l’indennizzo alla luce della sentenza della Cassazione, che spiana la strada anche ad altri cittadini di Taranto costretti a subire la stessa situazione.