La sottosegretaria salentina alle infrastrutture, Teresa Bellanova, chiede a Rete Ferroviaria Italiana uno studio di fattibilità per poter portare sino al Salento l’alta velocità. Intanto capiamo cosa è uno studio di fattibilità. Non è altro che una valutazione su costi e benefici, cosa per altro già fatta. Allora a che serve?
“Bisognerebbe partire da collegamenti rapidi ed efficienti e molti salentini viaggerebbero in treno”, così il consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani e presidente del Movimento Regione Salento che prosegue: ” A servizi migliori, corrisponde maggiore domanda: questa elementare premessa è fondamentale per riportare le valutazioni sulla realizzazione dell’alta velocità fino a Lecce sui binari della logica e della correttezza.
Quindi l’impegno di Rfi a consegnare in tempi brevi uno studio di massima sulla fattibilità dell’alta velocità adriatica, su richiesta della viceministra Bellanova, è una non notizia. Anzi una beffa. Perché quest’analisi è stata già fatta, ma i risultati sono fasulli e contestabili, proprio perché il ritornello dei costi-benefici suona stonato se non lo si cala nel contesto di un territorio che da decenni si è dovuto adattare a trovare mezzi alternativi alla ferrovia.
Voglio ricordare che c’è una mia mozione, approvata due mesi fa dal Consiglio regionale all’unanimità, che impegna la Giunta Emiliano a fare azione di pressing istituzionale per la realizzazione dell’alta velocità fino a Lecce. Dunque non si tratta di un miraggio ma di una meta concreta che siamo determinati a raggiungere, approfittando anche delle risorse straordinarie del PNNR. Solo così si potrà riscattare il Salento dalla palude di trasporti arretrati e inadeguati alle sue esigenze, cancellando la vergogna del Piano dei trasporti del marzo 2010 firmato da Vendola, pietra tombale sulle prospettive di sviluppo delle infrastrutture del Salento, con il silenzio assenso di chi allora aveva ruoli di governo ma non mosse un dito a difesa del suo stesso territorio: Stefano e Capone.
È surreale che ora si venga ad obiettare che non ci sono il piano di fattibilità e il progetto definitivo dell’opera, e che quindi non possa essere messa in cantiere subito e conclusa entro il 2026, condizione necessaria per accedere ai finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questa è una vergogna che ha dei responsabili, ed è giusto che siano loro ad assumersene la responsabilità. La stessa ex ministra Bellanova, cos’ha fatto finora per dare trasporti ferroviari decenti al Salento?
La memoria storica non va dimenticata: nel 2011 ci fu prospettato l’inserimento di Lecce nel secondo lotto dell’alta velocità, e fummo facili profeti nel prevedere che sarebbe stato tagliato alla prima occasione. Poi fu attivato il Frecciarossa Lecce-Milano, soppresso poco dopo perché offriva un risparmio di tempo irrisorio a fronte di un costo assai più alto. La verità è che le condizioni di viaggio sui treni da e per Lecce sono inaccettabili, ed è per questo che preferiamo non viaggiare in treno.
Sentir parlare ancora adesso di valutazioni preliminari è davvero ridicolo, un’offesa alla nostra intelligenza, alle battaglie che da molti anni combattiamo per rivendicare il diritto ad un servizio pubblico ferroviario efficiente. Insisto sul mantra delle nostre rivendicazioni: l’Italia inizia a Santa Maria di Leuca e non finisce a Bari. Questa farsa dello studio di fattibilità è l’ennesima umiliazione inferta al Salento. Ora basta: che quest’analisi non diventi l’ennesimo alibi per giustificare l’esclusione del Salento dall’estensione dell’alta velocità al sud, perché non abbiamo l’anello al naso e conosciamo bene il nostro territorio, le sue aspirazioni e potenzialità, e tutti gli ostacoli da rimuovere sul suo cammino per farlo viaggiare spedito”.