SALENTO – La Puglia a livello nazionale si piazza tra il decimo e l’undicesimo posto per vaccini somministrati agli over 80. Nel Salento somministrazioni a domicilio ancora a rilento: poche dosi e l’iter è cavilloso.
Quello che a volte sfugge, al netto degli annunci, sono gli ostacoli concreti che si incontrano nel mettere in pratica un iter forse idealizzato. Ed è quello che sta accadendo per le somministrazioni a domicilio del vaccino anti-covid, riservate agli anziani che non possono spostarsi da casa e ai pazienti fragili.
Un iter, questo, che procede ancora a rilento ovunque. E il perché è presto detto.
Il primo dato lo conferma direttamente il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Lecce, il dott. Donato De Giorgi: “Il periodico rallentamento delle forniture – spiega – non assicura un numero di fiale sufficienti da mettere a disposizione dei medici di base, che devono procedere appunto a domicilio. Dunque mentre le adesioni dei medici aumentano, resta l’ostacolo delle forniture insufficienti“. Intoppo quasi del tutto superato, invece, nel Brindisino. Qui il presidente dell’Ordine dei Medici, Arturo Oliva, è più ottimista: “L’avvio è stato problematico, ma ad oggi il disagio è rientrato: 7mila fino ad ora le dosi inoculate a domicilio. E altre 900 quelle ancora disponibili“.
C’è poi un secondo punto, quello ancor più spesso sottovalutato, a monte del rallentamento dell’iter in questione: ogni fiala di vaccino (che contiene 11 dosi) deve essere somministrata dal medico in questione entro un tot di ore. Per il Moderna, per fare un esempio, il dottore deve usare la fiala entro 5 ore. In quel lasso di tempo deve: raggiungere 11abitazioni dislocate nel territorio di competenza, procedere alla somministrazione (ammettendo che sia tutto già pronto al suo arrivo, incluso lo stato d’animo del paziente), procedere alla somministazione e attendere 15/20 minuti subito dopo, in caso di eventuale reazione.
Si svolge così la giornata di vaccinazione tipo di un medico di base che, lo ricordiamo, non è soltanto chiamato a questo tipo di attività, ma ha pur sempre un ambulatorio, con altri pazienti, da portare avanti.
Una serie di fattori, dunque, per i quali la Puglia – nella classifica nazionale sulle dosi inoculate – oscilla tra il decimo e l’undicesimo per le somministrazioni dagli 80 anni in su.
“Nonostante questo – sottolinea il Vicepresidente dell’Ordine dei medici di Lecce, Gino Peccarisi – la risalita della Puglia nella classifica nazionale sulla vaccinazione, si deve proprio all’apporto crescente della medicina generale. È la conferma che la capillarità d’azione e la conoscenza del paziente non può che far bene alla macchina organizzativa.Dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter dare il nostro contributo, noi lo faremo fino in fondo”.