LECCE – “Andava tutto meravigliosamente bene all’inizio, poi ci è crollato il mondo addosso”. Era il 3 ottobre del 2019, quando la saracinesca della trattoria “Al Bracere”, a Lecce, si alzava per la prima volta per accogliere i clienti. Dopo soli cinque mesi la bufera Covid, però, ha travolto tutto. E adesso, a distanza di poco più di un anno, questa saracinesca si abbassa e lo fa per l’ultima volta.
L’annuncio di cessione dell’attività è già in rete. Ed è con questo nodo in gola che Luigi, il titolare, ci racconta la sua storia.
Un fallimento, così lo vive: lui, che con sua moglie Valentina in questa attività ha investito i risparmi di una vita, trascorsa in giro per il mondo proprio in cerca di lavoro. Nel Salento Luigi, originario di San Pietro Vernotico, fa ritorno 4 anni fa per amore. E sceglie, a quel punto, di costruire il suo futuro qui. Le fondamenta sono solide, ma a sgretolarle – neanche tanto lentamente- ci ha pensato il Covid.
4mila euro: a tanto ammontano i ristori ottenuti in un anno, a fronte di 80mila euro di spese vive. E per rimontare le strutture esterne e lavorare all’aperto, come sarà consentito dal Governo agli inizi, servirebbero altre 15mila euro. Calcolatrice alla mano, nessuna via d’uscita.
Luigi a 55 anni assiste così, inerme, ad un sogno realizzato e sfumato in un batter d’occhio. Reinventarsi è la nuova sfida che lo attende. “Probabilmente lascerò nuovamente il Salento” dice. E il nodo in gola si fa doppio.
Erica Fiore