LECCE- Ci risiamo…Come da decreto, alle ore 18 si abbasseranno diverse serrande ma alcune a Lecce non apriranno nemmeno durante il giorno. Sono quelle di quei locali legati ad attività di somministrazione nelle ore serali e notturne. Per loro, almeno per ora, non c’è possibilità di aprire.. se non iniziare a organizzarsi per asporto o consegne. Ma ci vorrà tempo.
Da qui la cascata di post sui social da parte di titolari messi nuovamente in ginocchio e alla ricerca di soluzioni: “…
mentre chiudevo il Road -scrive
Danilo Stendardo- sino a data da destinarsi… ho visto nei miei collaboratori (quelli che molti chiamano dipendenti) tanta tristezza e in alcuni le lacrime agli occhi.. ma io per loro lotterò sino al mio ultimo respiro….non vi lascerò soli….MAI
“.
E poi c’è Marco De Matteis dell’Urban: “In molti non conoscono -scrive- negano o fanno finta di non conoscere la differenza tra Bar e Pub. Chiudere alle 18 equivale a sentenziare un secondo lockdown, per questo c’è bisogno di chiamare le cose con il proprio nome! Pur comprendendo e avendo il massimo rispetto per i decisori pubblici che devono affrontare una pandemia che sta colpendo tutte le nazioni del pianeta, si deve avere il coraggio di definire una situazione che è complicata e alla quale non si guarda più con l’ottimismo dei mesi precedenti“. Da qui la decisione di non aprire, almeno per ora, l’Urban Cafè, così come faranno tanti alti locali in città, ad eccezione di chi, nei pressi di Santa Croce, cerca ancora di trovare respiro in quei pochi clienti che arriveranno nel pomeriggio per un caffè o un aperitivo.
La situazione non è facile, tanti ristoratori e imprenditori si ritrovano a terra, costretti a chiudere, nonostante in questi mesi abbiano provveduto a mettersi in regola per rispettare tutte le misure anti covid. Ma purtroppo non è bastato. L’emergenza sanitaria è tornata, ma insieme a lei, forse, anche quella economica.
E.P.