ROMA- Lunedì 8 giugno si dovrebbe sapere con certezza quando si tornerà alle urne anche in Puglia. È slittata a quella data, infatti, l’approvazione del decreto legge che rinvia all’autunno il voto per le regionali, le comunali e il referendum per il taglio dei parlamentari. L’orientamento del governo, su spinta del M5s, è quello di un super election day per evitare spreco di risorse. Data presunta – ma non messa agli atti – il 20 settembre, proposta che però si scontra con la forte opposizione dei governatori delle cinque Regioni interessate, Campania, Puglia, Marche, Liguria e Veneto. Tra loro, dunque, anche Michele Emiliano: dopo aver interessato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo di andare alle urne il 26 luglio, spunta ora la proposta per gli inizi di settembre. A farsene portavoce, d’accordo con gli altri, il presidente ligure Giovanni Toti: “Abbiamo chiesto più volte – ha detto – visto che dal 4 e poi dal 15 giugno il Paese tornerà ad essere aperto e non riteniamo le elezioni qualcosa di più pericoloso di andare al lavoro o in vacanza, di votare nella prima finestra utile che è fine luglio. Ove il governo e Parlamento decidano qualcosa di diverso, le Regioni sceglieranno di votare nella prima data utile del 6 settembre, dopodiché il governo per le comunali scelga la data che meglio ritiene”.
La motivazione espressa per il “Non oltre il 6 settembre” è che nessun presidente di Regione si prenderebbe la responsabilità di far riaprire le scuole dopo sette mesi di chiusura, richiuderle per far votare milioni di persone, dovendo poi sanificare nuovamente i plessi per far tornare in classe gli studenti. Si rimarca, inoltre, che, come detto dal governatore del Veneto Luca Zaia, “la Costituzione prevede di sospendere le elezioni in caso di guerra”, quindi va sfruttata la prima finestra utile post emergenza.
Restano dieci giorni di trattativa per raggiungere un’intesa. Le posizioni sono al momento distanti: i promotori del referendum rifiutano il super election day, ritenendo che la legge prevede tutti gli accorpamenti possibili ma non quello con un voto sulla Costituzione che ha un rango e una logica diversa. La maggioranza di governo, M5s e centrosinistra, potrebbe ricompattarsi sul voto il 20 e 21 settembre; il centrodestra vede la Lega orientata per andare al voto quanto prima e Fdi e Fi chiedere uno slittamento al 27 settembre. Una cosa è certa: ipotizzando una nuova impennata di contagi da ottobre da parte del comitato tecnico-scientifico, settembre sarà in ogni caso il mese cruciale.