Usca, Montanaro: “In Puglia non ancora partite perché molti medici hanno rinunciato”

BARI – La rete dei laboratori che in Puglia potranno effettuare test rapidi e tamponi sarà ampliata. L’annuncio arriva dal direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, chiamato ad aggiornare la III Commissione consiliare sullo stato della sanità pugliese in questa fase. A proposito delle Usca, ha detto: “Non sono ancora partite perché molti medici hanno rinunciato”.

Fissata la tariffa del tampone, scremati – tra i tanti che ne hanno fatto richiesta – i laboratori che sono autorizzati a fare gli esami microbiologici di questo tipo, si è definita la rete che potrà affiancare i laboratori pubblici già a lavoro. “Una ventina di laboratori privati – ha detto ai commissari Montanaro – con una capacità produttiva attuale di 250-300 tamponi che possono dare una mano per questa attività di sorveglianza”.

Presto partirà la sperimentazione del Ministero della Salute: dei 150mila test rapidi che saranno effettuati in tutta Italia, 10mila saranno in Puglia in base a criteri e modalità fissate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Istat. Alla fine di questo test generale si capirà se funzionano e come funzionano. Di lì – ha spiegato Montanaro – si ridisegnerà la strategia pugliese che sarà figlia dei risultati nazionali.

Non siamo nella fase 2” ha detto il dirigente apicale della Sanità ma al massimo siamo nella fase 1A, perché “essere nella fase 2 – ha aggiunto – significa essere alla fine di questo percorso pandemico e nel percorso che ci potrebbe protare nella teorica seconda pandemia, quella che il govenro ha identificato nella fase 3. Quindi per me, come da decreto, per me la fase 2 inizia il 31 luglio”.

Abbiamo spento la macchina della sanità“, ha detto Montanaro, “non era mai successo in vita mia”.  Ma ora la macchina si deve riaccendere, come è già noto, creando due tipi di ospedali: covid e non covid in cui i percorsi saranno totalmente differenti. “Le liste di attesa sono importanti”, la prossima settimana si capirà quante prestazioni sono state erogate e quante se ne sarebbero fatte per tarare la capacità di esami, diagnostica e interventi. Poi si chiederà al privato di aprire anche in orari e giorni non prima previsti. Del resto ora che i pazienti non possono spostarsi in Lonbardia ed Emilia bisogna andare più veloci. Per questo le Usca, le unità assistenziali che curano i pazienti covid e i potenziali covid direttamente a casa, sarebbero essenziali. Ma in Puglia dal bando del 19 marzo non sono ancora partite perché, ha spiegato Montanaro, “molti medici hanno rinunciato“. Ora con i sindacati si cercherà di reperire volontari anche tra i medici specialisti ambulatoriali esterni. A Lecce, intanto 45 medici stanno proseguendo la formazione per poter partire. A questi se ne aggiungeranno altri per rinforzare il personale delle rsa. A tal proposito, il  SMI, Sindacato dei Medici ha scritto al governatore Emiliano perché per tutti i medici coinvolti nelle Usca sia garantita la sicurezza massima. Altrimenti sono pronti a denunciare.

 

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