SALENTO- Mentre si inizia a parlare su una presunta correlazione tra inquinamento atmosferico e diffusione del covid 19, il Presidente della Società Italiana Aerosol, Daniele Contini, desidera mettere un freno affermando che “bisogna essere cauti a dar fiducia a queste prime interpretazioni, in quanto ad oggi, sostanzialmente i dati sull’effettivo ruolo della materia particolata nell’atmosfera sono pochi. Da qui la decisione di diffondere una nota stampa.
Nei giorni scorsi, l’ipotesi di relazione, tra inquinamento da Pm10 e diffusione del virus, è stata infatti avanzata da un gruppo di ricercatori e medici della Società italiana di medicina ambientale (Sima) che hanno incrociato i dati delle varie Arpa regionali, le agenzie per la protezione ambientale, coi casi di contagio. Ed è così balzata agli occhi un’attinenza tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi infetti aggiornati al 3 marzo, considerando cioè un ritardo di circa 14 giorni che equivarrebbe al periodo di incubazione.
In realtà, ciò che magari si potrebbe notare è che in quelle persone esposte per periodi lunghi a condizioni elevate di inquinamento atmosferico e quindi con possibili situazioni respiratorie compromesse, il virus potrebbe essere più aggressivo. Al di là di questo, per Contini, al momento non ci sono sufficienti dati che possano dare per certo la relazione tra inquinamento e diffusione del virus.