BARI – Negli ultimi giorni, il bollettino della Regione inviato per fare il punto sul contagio da coronavirus, ha consegnato un dato: per il momento, il numero dei nuovi casi è costante. Ma tantissimi di questi, sono i genitori dei ragazzi rientrati dal Nord.
Il dato non vuol dire ancora nulla, purtroppo. Ma sicuramente c’è un fatto: fino ad oggi c’è stato il tempo per gestire l’impatto. Il picco per la task force regionale è ancora atteso per fine mese. Il calcolo comprende l’ultima ondata di rientri, di domenica 15 marzo e del 18 marzo (ne sono rientrati 900 solo in questa ultima data) e da lì si contano i 15 giorni di incubazione. “Sono giorni preziosi – ha commentato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, a capo del Coordinamento per l’emergenza covid in Puglia – permettono di preparare al meglio la risposta. Vi prego – ha aggiunto – restate chiusi in casa”.
Perché il punto è tutto lì: per ora i rientri dal nord hanno portato il contagio nel 15% dei casi. E i ragazzi rientrati con la febbre (il 15% appunto) hanno infettato i genitori e i nonni. Ma per il momento sono stati attutiti nell’impatto grazie alle misure restrittive. Questo ha permesso di perdere totalmente il controllo della catena. Per il momento. Tutto sta a come i pugliesi si comporteranno anche nelle prossime settimane. L’altra fortuna, per Lopalco, è il controllo sociale molto forte. Non solo da parte delle forze dell’ordine ma anche dei cittadini stessi che stanno segnalando e redarguendo i trasgressori.
L’ondata non è ancora arrrivata – dicono gli esperti – ma l’aumento verticale non ancora si vede. E la speranza è che si continui così. Per ora i dati confermano le previsioni sulle quali si è basato il piano ospedaliero: del totale dei contagi, al momento il 58% è in isolamento domiciliare. Vuol dire che il ricovero si è reso necessario per il 42%, meno della metà. E in terapia intensiva il 15% di questi. Tradotto in numeri: 173 persone sono ricoverate nei reparti di Malattie Infettive Pneumologia e 31 in terapia intensiva.
Una situazione gestibile, per ora, che consente di accogliere l’appello della Lombardia. La Regione Puglia, infatti, ha dato disponibilità all’invio a Bergamo, Brescia e Milano di medici, ma solo su base volontaria. Presto, dunque, chi vorrà potrà comunicare la propria disponibilità per andare in soccorso delle aree focolaio piegate da una emergenza senza fine.