LECCE- Nella lotta al Coronavirus, a Lecce un terzo delle ambulanze del 118 è fuori uso per mancanza di tute adeguate contro il rischio infettivo. Entro le prossime ore, potrebbero doversi fermare tutte e trenta, oltre alle prime dieci già bloccate. “Non posso esporre il personale al rischio contagio – dice il dirigente del Dipartimento Emergenze-Urgenze, Maurizio Scardia – e, non avendo scorte, man mano che ogni mezzo esaurirà il kit che ha in dotazione dovrà stopparsi. Io mi sono rifiutato di distribuire ai sanitari le tute che mi hanno consegnato in mattinata dalla Asl, perché sono prive del marchio EN14126″. Di questo, Scardia ha informato la Asl, il direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro e la prefetta di Lecce, Maria Teresa Cucinotta.
Inoltre, lo ha messo nero su bianco in una informativa di oggi a tutto il personale operante nel Dipartimento Emergenze-Urgenze, per “assoluta trasparenza ed eventuale definizione di eventuali responsabilità”. Il medico ha fatto sapere di aver “ripetutamente richiesto alle strutture aziendali preposte i dispositivi per la massima protezione degli operatori 118 nell’attività di soccorso a pazienti sospetti/probabili/confermati Covid-19”. In particolare, appunto, ha chiesto di fornire tute con un marchio specifico, quelle che consentono la protezione dal rischio infettivo, oltre all’acquisizione di mascherine FFP2/FFP3.
Invece, sono stati distribuiti dispositivi diversi, cioè tute che proteggono solo contro polvere e schizzi. Oltre alle tute, inoltre, iniziano a scarseggiare anche i camici monouso, che, come previsto dall’Istituto superiore di Sanità per il personale delle ambulanze, sono in ogni caso contro il rischio di infezioni.
A Brindisi, il direttore del 118 Massimo Leone, due giorni fa, ha comunicato agli operatori che “nessun mezzo è operativo senza i dispositivi di protezione di minima” e cioè mascherine FFP2/FFP3 per gli operatori 118 e mascherine chirurgiche per il paziente.
Non c’è solo il 118: la Fp Cgil ha denunciato alla Asl la situazione del reparto di Medicina generale del Fazzi, dove “risultano essere ricoverati casi sospetti, in stanze di osservazione, così come disposto dalla direzione medica del presidio”. Chiesta una ispezione immediata dello Spesal: “i dispositivi utilizzati dai dipendenti – spiega il sindacato – si limitano alle sole mascherine che risulterebbero terminate e peraltro non sarebbero state fornite dalla farmacia dello stesso ospedale”, ma da una parafarmacia di Borgagne, dal Comune di Lequile e da privati.
Tiziana Colluto