LECCE- Il Consiglio dei Ministri riunito venerdì sino a tarda sera ha adottato un serie di misure che riguardano il mondo della giustizia. Dopo le proteste degli avvocati e la proclamazione dell’astensione e dello stato d’agitazione da parte della Camera penale, anche i tribunali sono stati considerati luoghi a rischio contagio.
I punti più importanti del nuovo decreto stabiliscono che i capi degli uffici giudiziari devono disporre delle misure preventive: tra queste la possibilità del rinvio delle udienze per i processi che riguardano i reati meno gravi a dopo il 30 giugno, le altre a porte chiuse. Per dare la possibilità ai presidenti delle Corti d’appello di organizzarsi, è stata disposta la sospensione di tutte le attività per 15 giorni, in regime di sospensione feriale, a partire dalla pubblicazione del decreto. Dovrebbe essere quindi almeno sino al 23 marzo.
Il decreto prevede che i capi degli uffici giudiziari insieme all’autorità sanitaria regionale e al consiglio dell’ordine degli avvocati, adottino tutte le misure organizzative anche relative alla trattazione degli affari giudiziari necessarie a consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie anti coronavirus: niente assembramenti all’interno degli uffici giudiziari innanzitutto e contatti ravvicinati tra le persone. Tra le norme proposte la limitazione dell’accesso al pubblico degli uffici giudiziari, udienze civili e panali a porte chiuse, collegamenti da remoto ad esempio con detenuti anche nel carcere di Lecce. 15 giorni quindi, anche a Lecce, per organizzarsi ad evitare che le sedi di via Brenta e di viale De Pietro diventino focolai per la diffusione del virus.