LECCE- È una delle più antiche edicole votive presenti a Lecce. Si trova sulla centralissima via Rubichi. Qualcuno, nella notte, l’ha sfregiata, mandando in frantumi il vetro a protezione del dipinto rappresentante la Pietà di MAria, la Madonna che tiene sulle ginocchia il corpo senza vita di Gesù. Le edicole votive sono piccoli, preziosi patrimoni che spesso si danno per scontati nelle passeggiate per il centro del capoluogo barocco, ma che rappresentano uno dei tanti tesori d’arte che arricchiscono la città.
Trovandosi l’edicola sacra nel centro storico, in una zona particolarmente controllata dalle videocamere di sorveglianza, i vandali con ogni probabilità non saranno sfuggiti agli occhi elettronici. Le forze dell’ordine visioneranno le immagini registrate, cercando di far pagare ai teppisti il gesto. Intanto anche sui social, a partire dalla pagina Vivere Lecce, viene lanciato l’appello: chi ha visto qualcosa, parli, si rivolga alla Polizia Locale.
Sull’episodio è intervenuto l’Arcivescovo di Lecce, monsignor Seccia:
“Conosco bene il ‘tempietto’ di Via Rubichi – ha dichiarato mons. Seccia appena ricevuta la notizia – per averlo potuto ammirare già nei primi giorni del mio arrivo a Lecce visitando il centro storico e più recentemente recandomi a Palazzo Carafa in occasione dell’inizio dei restauri della statua bronzea di Sant’Oronzo. Ne notai subito l’ottima fattura e, osservandolo con attenzione, sono rimasto particolarmente colpito dallo sforzo dell’autore di poter raffigurare la struggente scena evangelica sullo sfondo del mare salentino. Ma al di là dello scempio – ha proseguito l’arcivescovo – compiuto ai danni di un’opera d’arte riconosciuta dagli studiosi, atto che per me
rappresenta già motivo di rammarico in quanto il patrimonio storico-artistico rappresenta la memoria e il futuro della nostra terra, mi preoccupa anche l’insensibilità verso le immagini sacre specie quando, come in questo caso, rappresentano il sentimento più profondo della religiosità popolare. Le nostre chiese barocche e le nostre opere sacre – ha sottolineato – già non godono di buona salute: l’usura del tempo, i fattori atmosferici e l’incuria generale aggravata dalla carenza di risorse economiche, sono i peggiori nemici dell’arte, se poi si aggiungono gli sfregi compiuti dai vandali, il quadro diventa ancor più scuro. Risultano difficili da comprendere i motivi di un atto così inqualificabile proprio nei giorni in cui applaudiamo per la ‘liberazione’ di Santa Croce e per la sua
restituzione ai leccesi e ai turisti e mentre è nel vivo il dibattito sul recupero della statua bronzea del Patrono discesa dalla colonna. Mi rincuora il senso di profondo dolore da parte di chi ama la città, l’arte e, perché no, anche da parte di chi è fortemente radicato in queste forme di devozione di cui le edicole votive, segni di fede semplice e spontanea che arricchiscono le nostre città e le nostre campagne, rappresentano una delle espressioni più nobili. Sia questo senso di pacifica ribellione e di forte appartenenza cristiana, l’insegnamento più alto per chi ha smarrito la via”.