LECCE – La battuta viene facile: non tutte le rapine riescono col buco. I carabinieri hanno arrestato tre brindisini, già presi in flagranza per un colpo messo a segno a Cannole. È una delle ribattezzate “bande del buco”, quelle che con meticolosità si aprono un varco nei muri perimetrali di uffici postali e istituti di credito. Anche in questo caso, i tre, stando alle indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Lecce, sceglievano con cura case disabitate o comunque spazi “sicuri” in locali attigui all’ufficio preso di mira, passavano ore, armati di attrezzi, a praticare un foro nel muro che fosse grande abbastanza da poterlo attraversare, e poi al mattino aspettavano direttore e impiegati della filiale e mettevano a segno la rapina. A Caprarica, a gennaio, le vittime hanno sentito dire dai banditi che il bottino -18mila euro arraffati dalla cassaforte- era “misero”. E per questo le indagini dei carabinieri sono scattate senza sosta, con pedinamenti di giorno e di notte, per pizzicare la banda che, di certo, andava a caccia di bottini più ricchi.
I militari hanno ora eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Roberto Niccoli, 61 anni, già arrestato nel 2013 a Reggio Emilia per lo stesso reato; suo cognato Salvatore Quinto, 53 anni; Oronzo Sgura, 57 anni.
È il risultato finale dell’indagine denominata “Last hole” -l’ultimo buco-, avviata a gennaio, con la quale sono stati identificati i tre brindisini ritenuti gli autori seriali di rapine a mano armata messe a segno sempre con la stessa tecnica.
I tre, come si diceva, erano già stati arrestati in flagranza la mattina del 13 aprile 2019 all’interno l’ufficio postale di Cannole. Nelle videoregistrazioni estrapolate da un sistema di allarme privato, furono immortalate la Fiat Punto nella disponibilità di Niccoli e una Lancia Ypsilon rubata tre anni fa a Lecce. Era Niccoli che effettuava i sopralluoghi e sceglieva gli istituti da colpire nella provincia di Lecce. Individuato un obiettivo possibile a Lizzanello, i carabinieri hanno allora installato una telecamera all’interno del locale prescelto, ma in quel caso la banda ha dovuto mollare il colpo perché la banca in questione non effettuava più “sportello di cassa” e quindi era priva di denaro.
L’epilogo è arrivato la sera del 12 aprile: Niccoli e Quinto sono andati a Cannole, nel locale prescelto attiguo all’ufficio postale; hanno praticato il foro nel muro che sarebbe servito l’indomani. Ma il colpo è stato sventato dal blitz dei militari in assetto operativo, che avevano previsto l’irruzione dei malviventi nei locali. Tutti arrestati. Alla banda vengono contestati: la rapina nell’ufficio postale di Caprarica con la violazione di domicilio aggravata; la violazione di domicilio aggravata per l’ingresso in uno stabile disabitato a Lizzanello; la tentata rapina a Cannole con ricettazione dell’auto utilizzata, con la violazione di domicilio aggravata per l’ingresso nell’abitazione attigua agli uffici da rapinare.