LECCE- In aula bunker, al termine della requisitoria nel processo in abbreviato, la pm Valeria Farina Valaori ha invocato due secoli di carcere per per i 26 imputati. Chiesta l’assoluzione per uno, Giorgio Aramini. È il processo nato dall’operazione dei carabinieri denominata “Labirinto”, quella che a luglio 2018 portò all’arresto di 33 persone accusate di associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
L’operazione smantellò un presunto gruppo criminale, erede del clan Tornese. E nel processo si sono costituiti parte civile i comuni di Lequile, San Cesario, Monteroni e Carmiano (in quest’ultimo Comune, il Viminale ha appena inviato i commissari per verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose), con gli avvocati Americo Barba, Simona Mancin,i Tony Indino e Alessandra ViterboL’operazione aveva individuato due diversi gruppi con due presunti capi: Vincenzo Rizzo, operante nell’area di San Cesario, San Donato e Lequile, con influenza anche a Gallipoli, e Saulle Politi, attivo a Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano, Porto Cesareo. Per lui sono stati chiesti 20 anni e 10 mesi di carcere. Personaggi, secondo gli inquirenti, capaci anche di fare impresa con attività di tipo imprenditoriale. Negli atti del processo, anche anche alcune dichiarazioni rilasciate dal pentito Tommaso Montedoro.