Processo Diarchia: un secolo di condanne. 15 anni e 4 mesi al boss Montedoro

LECCE- Il boss pentito Tommaso Montedoro è stato giudicato attendibile nelle sue dichiarazioni. Lo conferma l’assoluzione dal tentato omicidio di Luigi Spennato e la concessione delle attenuanti al 416 bis per la collaborazione. Per lui una condanna a 15 anni e 4 mesi a fronte di una richiesta di 16 avanzata dai pm Guglielmo Cataldi e Massimiliano Carducci arrivata in mattinata al termine del processo in abbreviato nato dall’operazione Diarchia dei carabinieri. La lettura del dispositivo da parte del gup Cinzia Vergine che ha condannato tutti gli imputati a circa un secolo di carcere per aver fatto parte del gruppo criminale mafioso attivo nella zona di Casarano con a capo Montedoro. In tutto 12 gli imputati per i quali è stata riconosciuta l’associazione mafiosa.

Queste le condanne: 20 anni per Luca Del Genio, di Casarano e 20 per Antonio Andrea Del Genio; 12 anni e 8 mesi per Damiano Cosimo Autunno; stessa condanna per Giuseppe Corrado di Ruffano; 7 anni per Maurizio Provenzano di Lecce; 10 anni per Ivan Caraccio; 8 anni e 8 mesi per Lucio Sarcinella di Casarano; 2 anni per Sabin Braho di Brindisi; 7 anni per Domiria Lucia Marsano di Lecce; 8 anni per Marco Petracca e 1 anno e 1 mese per Salvatore Carmelo Crusafio di Matino.

Riconosciuto il risarcimento danni per il comune di Casarano, costituitosi parte civile con l’avvocato Francesco Vergine. Oggi la parola fine, almeno per il momento, su un processo ricco di colpi di scena dopo la decisione di Montedoro di collaborare con la giustizia, passando da principale imputato nel processo a grande accusatore, pronto a svelare scenari criminali e affari della mafia del basso Salento. L’operazione Diarchia il 30 maggio del 2017 era stata condotta dai carabinieri del Reparto Operativo e dal Nucleo Investigativo di Lecce coordinati dalla Dda mentre a Casarano era in atto la faida sanguinosa che aveva portato all’omicidio di Augustino Potenza. Il colpevole  non è stato ancora individuato.

M.C.

 

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