LECCE- Adriana Poli Bortone scioglie la riserva: si candida a sindaco di Lecce. E lo fa “dopo le ricostruzioni mistificate di Congedo”. Il riferimento è alla creazione della lista civica La Città, che spaccò An.
Da piazza Sant’Oronzo, in cui si sono ritrovati gli esponenti di “Civiche Unite”, l’ex sindaca lancia la sfida che è destinata, indirettamente, dal di fuori, a sparigliare la carte anche nelle primarie del centrodestra. Correrà da sola per la poltrona più alta di Palazzo Carafa, costituendo il terzo polo. E usa parole di fuoco nei confronti di Erio Congedo, consigliere regionale che nelle scorse ore ha annunciato la candidatura alle primarie e che ha come suo più grande sostenitore l’ex sindaco Paolo Perrone, suo cognato. “Ho sciolto la riserva – dice Poli -. Diciamo che c’è stata una buona spinta ieri dalle parole che ho ascoltato da altri che si sono candidati alle primarie. Quella è stata una spinta decisiva per me“. Il riferimento è alla “ricostruzione mistificata del percorso politico di Congedo, ha dimenticato alcuni passaggi fondamentali. Quelli, ad esempio, a proposito di secessione: ha dimenticato la secessione da An, quando inventò il gruppo La Città naturalmente in contrasto con me. Non si può dire che si è nati per volontà mia e di mio marito e poi non ricordare che c’è stata una secessione in Consiglio comunale quando io ero sindaco”.
Tanto tuonò che piovve, insomma. “Questo è un centrodestra che va resettato – dice la Poli -. In quello leccese io non mi riconosco perché non si è rinnovato, è autoreferenziale, non è sincero, mistifica la realtà. Vado avanti in compagnia di un civismo che rappresenta il rinnovamento della città. L’unico elemento vecchio sono io. Tutto il resto è nuovo. Io mi auguro ci siano anche civiche fatte di giovani e giovanissimi, gente che in questi dodici anni è stata esclusa. Siamo sempre i soliti noti qui a Lecce. Io vedo nel civismo quell’ansia di rinnovamento e partecipazione che la città merita. In dodici anni questa città si è appassita anche nelle motivazioni che erano tante e che possono risorgere. C’è stata una grande autoreferenzialità che non mi pare abbia giovato all’economia e alla crescita culturale e sociale della città“. Sta dando una lezione politica al centrodestra? “Io non sono così presuntuosa – replica – da pensare di poter dare lezioni a chi ha l’arroganza di pensare di essere già andato al ballottaggio”.
Cosa accadrebbe se a vincere le primarie dovesse essere Gaetano Messuti, altro candidato che, qualche minuto prima, le aveva lanciato l’appello durante la sua convention all’hotel Hilton con un chiaro “Adriana qui devi stare, questo è il tuo posto”? “Se vuole, quando andrò al ballottaggio potrà stare accanto a me”, aggiunge lei.
Percorsi paralleli, insomma. E contrapposti, almeno al primo turno, che Poli ha la piena convinzione di superare. In caso di ballottaggio contro Salvemini, chiederebbe al centrodestra di convergere su di lei? “Semmai – risponde – sarà questo pseudo-centrodestra a chiedermi se io ho voglia di stare con loro”.