LECCE- Parola d’ordine unità per vincere ma nessuno ipotizza un nome e rimangono le posizioni diverse su come giungere all’individuazione del candidato.
Se dalle parole si passerà ai fatti, lo si vedrà. Intanto, partiti e movimenti civici rispondo all’appello di Forza Italia ma, più che un tavolo, quello convocato nel pomeriggio di oggi all’hotel Tiziano è una manifestazione con interventi in rappresentanza della propria parte politica o lista civica. Assenti Poli e Congedo (i nomi più volte pronunciati per ipotetica candidatura) ma anche Perrone e Marti, gli artefici delle dimissioni dei 17 consiglieri di Palazzo Carafa. Assenti, inoltre, Pagliaro e Fitto.
Presente, invece, il consigliere uscente di Andare Oltre, Massimo Fragola, a conferma che l’asse di governo uscente non li troverà in linea ma propensi a riaprire un dialogo con il centrodestra malgrado la rottura in occasione delle elezioni per il presidente della provincia di Lecce. Per Fragola si deve partire da zero altrimenti sarà non facile trovare un’intesa. Presente anche Casapound: “dopo 18 mesi mesi bui – è la loro linea – possiamo fare assieme una battaglia ed abbiamo l’interesse a dialogare con un’area a noi vicina, ma alla base ci siano i contenuti”.
Per la lista del senatore Marti parla l’ex assessore Damiano D’Autilia: “siamo certamente lontani dal centrosinistra”, ha rimarcato in sostanza come a sottolineare che l’alleanza temporanea tra Salvemini e Prima Lecce non debba esser neanche considerata. Per l’esponente martiano bisogna far eliminare la presunzione degli ultimi anni: si è perso perché è stata fatta la corsa ai nomi. “Basta veti incrociati sono inutili” ma, a proposito di programmi, per Movimenti dice la sua Fernando Greco: “il centrodestra ha bisogno di innovarsi. Noi partiamo dal programma, solido, scritto per Giliberti”. No da parte sua alle primarie: sia perché non regolamentate sia perché non sempre favoriscono il candidato migliore.
D’accordo su questo punto l’ex capogruppo di Fratelli d’Italia Michele Giordano ma sottolinea che per evitare le primarie bisogna trovare un nome autorevole e compattare il centrodestra lontano dal sistema dei salottini. Filomena D’Antini, per Azzurro Salento, si dichiara pronta anche con una lista ma occorre un’azione di reset e chiude anche lei alla possibilità di primarie.
Se tutti invocano accordo e coesione non morbido è l’intervento della già vicesindaco Carmen Tessitore: “apprezzo il richiamo all’unità – ha riferito – . I cittadini ci hanno invitato al rinnovamento ma non sono d’accordo con Fragola perché chi ha l’animo di centrodestra non può fare il salto della quaglia. Siamo stati rimproverati per questo perché tra noi è mancata coerenza e lealtà. Senza questo non può esserci unità. Il cittadino non ha più fiducia in noi – ha proseguito – perché alcuni di noi hanno mostrato solo attaccamento alla poltrona. Troviamo questo metodo: rinnoviamoci seriamente”.
Non ci sta però Angelo Tondo di Direzione Italia: “non serve il rinnovamento a tutti i costi – ha affermato – ma serve il giusto rinnovamento. Ma dobbiamo essere credibili”. Per Federica De Benedetto, consigliere uscente di Forza Italia, si deve evitare di far passare il messaggio che si sia litigiosi e divisi. Occorre non fare come due anni fa, quando si è sbagliato il metodo con un nome preso a tavolino. Per un altro uscente di Palazzo Carafa, Bernardo Monticelli Cuggiò, attenzione al vento non favorevole: “dobbiamo darci subito delle regole perché siamo già in ritardo. I civici – ha detto – hanno chiesto un nome autorevole: si faccia nome e cognome”.
E così vissero felici e contenti e fine della prima puntata, mentre le segreterie provinciali dei partiti tradizionali puntano sull’unità a prescindere. Ora, però, si dovrà cercare la strada.