Consiglio, passa la manovra anti-dissesto ma apre la crisi

LECCE – Una spaccatura netta, l’ultima, e senza alcun margine di negoziazione quella sancita dall’ultimo consiglio comunale targato “Salvemini” a Palazzo Carafa. In mattinata punto focale all’ordine del giorno il piano di riequilibrio pluriennale. Come preannunciato, il gruppo stampella “Prima Lecce” conferma la volontà di sfilarsi dalla maggioranza e si astiene in sede di votazione.

16 astenuti e 15 voti favorevoli: così passa la manovra che se da una parte chiude il cerchio degli impegni assunti dal sindaco, dall’altra mette una pietra tombale sulla sua consiliatura. Un dato già acquisito dal primo cittadino a fine novembre, quando l’astensione dei tre consiglieri stampella aveva lanciato un chiaro messaggio politico: addio al patto di scopo che consegnava a Salvemini i numeri per governare. In quell’occasione il sindaco annunciò di prendere atto dell’equilibrio perso dalla maggioranza e di essere pronto a trarne le dovute conclusioni, dunque ad agire di conseguenza. Scelta che, di fatto, farà al margine del consiglio, rinunciando alla fascia tricolore.

Il via vai dall’aula, a confronto iniziato, restituisce già un quadro chiaro della situazione. Mentre la tensione tra i banchi riservati agli assessori si taglia con mano, l’opposizione entra ed esce con frenesia dalla stanza, il tutto mentre è in corso la discussione sul piano di riequilibrio che, in caso di bocciatura, avrebbe portato al pre-dissesto il Comune di Lecce.

Nei corridoi il centrodestra si riunisce in gruppetti, qualcuno dai banchi opposti tenta l’avvicinamento ma questa volta gli avversari sembrano tirare dritto verso la meta: staccare la spina.

Intanto il sindaco, dal suo scranno, riassume la manovra. A più voci il centrodestra ribadisce di non voler benedire “le scelte fatte in solitaria dal primo cittadino”. Da Monticelli a Messuti,  da Giordano a Tondo a Perrone il pensiero è univoco: astenersi dal sostenere “scelte arbitrarie di chi si è rifiutato, a priori -motivano- di dar voce anche a questi banchi“.

Dal forzista Mazzotta arriva poi la conferma sulla linea dimissionaria dei 17 che, dopo qualche ora, sarebbe passata ai fatti tramite la sottoscrizione di un atto notarile.

Non mancano i mal di pancia anche nella stessa maggioranza: il consigliere di Andare Oltre, Massimo Fragola,non le manda a dire, confermando l’insofferenza già dimostrata in altre occasioni. “Hai tenuto per te la delega al bilancio, sindaco, questa manovra l’hai voluta fortemente tu -incalza- hai agito da solo, non hai coinvolto né i tuoi né l’opposizione. La verità è che hai alzato i tappeti, fatto uscire la polvere ma non hai saputo ripulirla. Noi non siamo ultras, non patteggiamo a priori per la nostra squadra“.

L’ala della maggioranza, dal canto suo, fa appello al senso di responsabilità dei banchi opposti. Sono Rotundo, Spagnolo, Giannotta, Patti, Murri dello Iago e Molendini a rilanciare. “Avreste potuto bocciare il piano ma non lo fate, perché siete in un vicolo cieco senza prospettive -incalza Rotundo- mai una proposta, solo dinieghi“.

Fuoco incrociato e toni accesi. Di lì a poco poi la fine dell’amministrazione di Centrosinistra.

E.Fio

 

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