LECCE-L’autorizzazione o meno, da parte del gip Giovanni Gallo, ad avanzare la richiesta di utilizzo delle intercettazioni che riguardano il senatore Roberto Marti , potrebbe essere l’ultimo atto prima dell’udienza preliminare per gli indagati, e quindi per la decisione del gup sul processo per tutti, o solo per alcuni. Questo a poco più di tre mesi dal 7 settembre scorso, da quando cioè la guardia di finanza ha scoperchiato, dopo alcuni anni di indagini, il presunto malaffare nella gestione delle case popolari a Lecce. Esattamente 95 giorni di indagini con tempi che si allungano tra appelli, ricorsi, interrogatori. A chiedere che le telefonate, intercorse tra il senatore e l’ex assessore Attilio Monosi e che riguardano l’assegnazione di una casa confiscata alla mafia alla famiglia di Antonio Briganti possano essere utilizzate, sono stati i due pm titolari del fascicolo case popolari Roberta Licci e Massimiliano Carducci. Sarà proprio il giudice che ha firmato l’ordinanza a valutare, dopo aver ascoltato tutte le parti durante la camera di consiglio fissata per il 25 gennaio e alla quale parteciperanno oltre a lui i pm,i difensori di Marti Pasquale e Giuseppe Corleto, e, se lo ritiene, lo stesso senatore. Se il giudice deciderà di accogliere la richiesta dell’accusa scriverà un provvedimento che finirà al Senato che, a sua volta, dovrà dare l’autorizzazione o meno. Si tratta di una richiesta successiva alle indagini perché il nome del parlamentare Marti è uscito fuori nel corso degli ascolti. Non era cioè il suo telefono ad essere intercettato. Intanto molti degli indagati hanno chiesto di essere ascoltati, tra questi Perrone e anche la difesa di Monosi e Pasqualini sta valutando questa possibilità.
Si attende intanto la convocazione a Roma da parte della Cassazione a cui hanno fatto ricorso i legali dei principali indagati dopo la decisione del riesame di confermare le misure cautelari per Pasqualini, Torricelli, Monosi, e Gorgoni, ai domiciliari dal 7 settembre scorso.