LECCE- Al gasdotto di Melendugno non si applica la normativa Seveso, nonostante i quantitativi di gas contenuti negli impianti Tap e Snam in contrada Masseria del Capitano complessivamente possano superare anche le 100 tonnellate. Non solo, se è vero che i due progetti potevano avere procedimenti amministrativi slegati, sotto il profilo dell‘impatto ambientale e paesaggistico, visto che si dovrà giungere fino a Brindisi, si doveva procedere ad una loro valutazione unitaria quantomeno di massima.
È il succo della superperizia sul gasdotto. Il gip Cinzia Vergine ha aperto in mattinata il plico inviato lunedì a mezzo corriere dai periti Fabrizio Bezzo, Davide Manca e Lionella Scazzosi. È questa la prova madre richiesta dal pm Valeria Farina Valaori nell’incidente probatorio nell’ambito di una delle tre inchieste aperte. In particolare, si deve accertare se ci sia stato un frazionamento artificioso tra il gasdotto Tap e quello di interconessione Snam, se va rifatta pertanto la Valutazione di impatto ambientale e se vanno applicate le direttive Seveso. Invece no, secondo i periti, di cui molto probabilmente nelle prossime settimane si procederà all’esame orale da parte di pm e dei legali delle altre parti, con la collaborazione dei rispettivi consulenti.
Sono tre i punti cruciali evidenziati nella loro relazione.
Primo: la normativa Seveso non si applica, perché il terminale di ricezione non è qualificabile come “stabilimento” ai sensi del decreto legislativo 105/2015 (direttiva Seveso III). Tra l’altro, “non sono state trovate in Italia o in Europa, strutture tecnologiche analoghe al terminale Prt di Tap in cui sia stata applicata una qualche forma di direttiva Seveso”.
Secondo: i quantitativi di gas che verranno accumulati nel terminale di Tap e in quello accanto di Snam possono superare la soglia fissata dalla normativa e pari a 50 tonnellate. Il valore varia in base a composizione, temperatura e pressione del gas e per Tap oscilla tra le 46 (in linea con quanto detto dalla multinazionale) e le 59,4 tonnellate. Poi, c’è l’impianto Snam contiguo: per l’azienda ci si ferma a 45,48 tonnellate, che per i periti possono però diventare 58,7. Se dovessimo fare un calcolo complessivo, si potrebbero superare le cento tonnellate di gas. Ma tant’è, non si tratta di stabilimento e quindi niente Seveso.
Terzo punto: i due metanodotti sono progettati separatamente e dal punto di vista normativo questo è regolare. Tuttavia, sotto il profilo della valutazione ambientale-paesaggistica le cose cambiano, perché bisognava tener conto anche del peso dell’opera sui successivi 55 km da Melendugno a Brindisi: “avrebbe dovuto essere predisposta – scrivono i periti – parte dello studio con la finalità di una valutazione complessiva dell’opera fino alla connessione con la rete nazionale, con un approccio almeno di massima; oppure avrebbero dovuto essere trovate altre soluzioni per giungere allo stesso risultato tecnico”.
Nel dettaglio, sono sette i quesiti che erano stati posti.
- Ci sono motivi tecnico-amministrativi per cui c’è un frazionamento dell’opera tra Tap e tratto Snam? “All’interno del quadro normativo, risulta che il progetto dell’infrastruttura di interconnessione in esenzione e quello dell’infrastruttura di connessione alla reti di trasporto nazionale sono progetti separati (almeno in parte, sequenziali)”, è scritto nella perizia.
- L’opera va considerata come funzionalmente unitaria da un punto di vista tecnico? E alle unità tecniche dei due metanodotti si applicano le prescrizioni Seveso? E’ qui che i periti affermano che “anche se la funzione delle due parti è la medesima, i due progetti hanno nella sostanza delle finalità diverse” e il “prt (il terminale di ricezione, ndr) non è uno stabilimento secondo la definizione del d.gs.105/2015. […]Non vi è alcun elemento tecnico che possa indurre a una diversa interpretazione del sistema in termini di Direttiva Seveso qualora i due progetti fossero interpretati come opera unitaria o cumulativa o sequenziale”.
- Calcolo dell’hold up, cioè del quantitativo di gas. La premessa: i quantitativi hanno un valore ai fini dell’applicazione della Seveso solo se superano le 50 t ma contemporaneamente il prt è uno stabilimento, cosa che i periti hanno però escluso (si veda punto 2). Ad ogni modo, si fornisce una stima che varia in base a composizione, temerpatura e pressione del gas e che oscilla tra le 46 tonnellate (in linea con quanto detto da Tap) e le 59,4 t. Poi, c’è l’impianto Snam accanto: secondo il calcolo aziendale si raggiungono le 45,48 t, che però per i periti possono lievitare a 58,7.
- I due progetti Tap e Snam andavano valutati unitariamente? Nessun obbligo in tal senso c’era per quanto attiene la progettazione tecnico ingegneristica e per la Seveso. Per quanto riguarda, invece, gli effetti ambientali e paesaggistici quel che i periti scrivono è fondamentale: se dal punto di vista amministrativo si poteva procedere separatamente, dal punto di vista della valutazione ambientale-paesaggistica “avrebbe dovuto essere predisposta parte dello studio con la finalità di una valutazione complessiva dell’opera fino alla connessione con la rete nazionale, con un approccio almeno di massima; oppure avrebbero dovuto essere trovate altre soluzioni per giungere allo stesso risultato tecnico”.
- L’unitarietà del progetto e la valutazione cumulativa di impatti ambientali e rischi per l’incolumità avrebbero comportato uno sforamento della soglia di 50 t? “La soglia massima di 50 t non risulta pertinente”, scrivono i periti, poiché il progetto unitario avrebbe comunque riguardato il trasporto di sostanze pericolose in condotte”, quindi niente Seveso III.
- A fronte di una eventuale valutazione unitaria del progetto, il terminale di Tap e l’impianto di Snam possono essere qualificati come “stabilimenti complessi”? “Entrambi non sono stabilimenti e perciò non sono assoggettabili” alla direttiva Seveso III.
- La normativa Seveso è stata applicata nei casi di altri prt connessi a gasdotti di importazione dall’estero già realizzati in Italia e Europa? “Non sono state trovate in Italia o in Europa, strutture tecnologiche analoghe al terminale Prt di Tap in cui sia stata applicata una qualche forma di direttiva Seveso”.
Tiziana Colluto