MELENDUGNO- Sveglia all’alba, alle sei già sul posto. La “colazione resistente” degli attivisti noTap serve a tenere il fiato sul collo alla multinazionale. Si fotografano i mezzi impiegati, si monitora la situazione. Il cambio di strategia è evidente: non ci sono scontri con la polizia, pure presente con diverse pattuglie. L’obiettivo è provare a rallentare i lavori il più possibile, cercare anche il pelo nell’uovo, mettersi di traverso in questo modo.
Prima di andare in ufficio, delle signore di Melendugno vanno e vengono per portare caffè e ciambelle ai manifestanti. Tra gli attivisti ci sono donne di sessant’anni, pensionati, giovani. Ci sono anche coloro che sono stati destinatari di fogli di via da Melendugno e protestano al di qua della linea che separa quel feudo da quello di Vernole.
Un viavai continuo di persone. “Diamo una mano, sono loro la nostra forza – ci dice un pensionato – perché qui i sentimenti sono solo di rabbia. Io se potessi spaccherei tutto, se potessi”.

Altri camion non arrivano oggi. Gli operai di Tap sistemano la strada di accesso al cantiere. Escono solo i mezzi che ci sono dentro. Escono e trivellano la campagna di fronte, dove ci sono gli ulivi secolari da espiantare e trasferire altrove: è lì che vengono fissati dei paletti di legno. Sopra, vengono affissi dei cartelli che indicano che da ora in poi a oltrepassare quella proprietà privata si rischia di essere denunciati per violazione di domicilio.