SALENTO – Anche le strutture di diagnostica per immagini che hanno i macchinari cosiddetti “open”, di nuova generazione, possono godere della convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il Tar Bari dà il via libera al Regolamento regionale secondo cui i macchinari di Risonanza di nuova generazione “open”, aventi un potenziale magnetico inferiore a quello delle cosiddette grandi macchine, possono effettuare, in regime di accreditamento con il servizio sanitario nazionale, le prestazioni di risonanza anche sui tratti cervicali e lombari della colonna vertebrale. Rigettati i ricorsi proposti da due laboratori saentini contro i provvedimenti con i quali la Regione Puglia, nel regolamentare le modalità della ripartizione delle prestazioni di risonanza tra le strutture private accreditate, ha confermato, come aveva già fatto con una precedente Deliberazione, l’attribuzione delle prestazioni anche a quelle dotate dei macchinari open di nuova generazione. Accolte le tesi difensive degli Enti resistenti e di alcune strutture controinteressate, tra le quali il Centro di Diagnostica per Immagini di Nardò, rappresentato e difeso dall’Avv. Pietro Quinto, ed un altro Centro di Casarano, difeso dall’Avv. Giulio Petruzzi.
“I macchinari open -spiega l’avv. Quinto- pur avendo un potenziale inferiore a 0,5 tesla, possono eseguire con la stessa efficacia anche le prestazioni diagnostiche che esulano dal mero esame degli arti in senso proprio (braccia e gambe). Con il nuovo regolamento si dà il via libera alle prestazioni rese con tali macchinari, se già comprese nel fabbisogno regionale in quanto installate e in uso presso le strutture accreditate alla data di adozione del regolamento medesimo”. Il Tar ha anche affermato che, se si sospendesse il regolamento, “si andrebbe a incidere sull’offerta in atto di prestazioni di risonanza magnetica, determinando un ulteriore aggravio delle liste di attesa” poiché tutte le richieste ricadrebbero solo sui laboratori dotati di grandi macchine.