SALENTO – I cartelli spuntati sui campi del Salento, da Tricase a Fasano, da Nardò a Carosino, indicano che il fronte della disobbedienza si è messo in moto. Sono 84, per ora, le associazioni e aziende leccesi, brindisine e tarantine, a schierarsi apertamente contro l’obbligo di trattamenti fitosanitari imposto dal decreto Martina. Supportate da altre 15 realtà nazionali, rilanciano sul territorio le evidenze scientifiche sui rischi per la salute ampiamente documentate in queste ore da Isde, Lilt Lecce e Ordine dei Medici.
“Questa terra ha una salute già fortemente compromessa e non lasceremo che venga avvelenata ancora di più -si legge nel documento- ignorando dati epidemiologici già impressionanti e che sono arcinoti a tutti, in primis alle istituzioni. Nessun passo indietro: si tratta di una bomba chimica che si prepara ad essere sganciata su questo territorio. Si andrà avanti a tutti i costi”.
La rete supporterà e promuoverà i ricorsi giudiziari che si stanno predisponendo e ha avviato una capillare campagna di informazione tra i cittadini, per illustrare i rischi del provvedimento. Inoltre, chiede con urgenza alle istituzioni preposte “la convocazione di un tavolo tecnico con esperti del settore in cui si spieghi, punto per punto, quali sono le prove scientifiche dell’efficacia dei trattamenti – che andrebbero ad avvelenare ulteriormente un territorio fortemente provato – dimostrando, dati alla mano, che gli stessi non avranno conseguenze sulla salute pubblica”.
Se la prendono anche con i tentativi di rassicurazione arrivati nei giorni scorsi dall’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Leonardo Di Gioia: “Nessuno pensi di poter provare a spacciare per acqua fresca l’impiego smisurato di fitofarmaci. Conosciamo gli effetti dell’esposizione a queste sostanze. Il bene primario da tutelare – insistono – non è la difesa di un’agricoltura tossica, ma della salute” e l’obbligo di quattro trattamenti fitosanitari all’anno, dappertutto, è ritenuto “un’offesa all’intelligenza, oltre che una minaccia seria per la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente in generale», affermano le realtà “disobbedienti”, per le quali “Chi ha previsto ciò immaginando di combattere così il Philaenus spumarius, l’insetto ritenuto il vettore principale del batterio Xylella fastidiosa su ulivi e piante ospiti, non ha tenuto affatto conto (o forse sì?) della pesante esposizioni a sostanze chimiche a cui sarà costretta l’intera popolazione, compresi bambini e donne incinte”.