Ennesimo wind day, scuole chiuse. “Ora il sindaco presenti il conto a Ilva”

TARANTO – L’equazione non può essere “bambini che perdono ore di scuola per non perdere la salute”. Eppure per l’undicesima volta dall’inizio dell’anno scolastico, a Taranto viene dichiarato il “wind day”. Semplicemente soffia vento di Maestrale, da Nord Ovest.

È un evento del tutto privo di significato in ogni parte del mondo, tranne qui. Qui vuol dire che la città, o meglio il rione Tamburi, con questa particolare condizione meteo è bersaglio delle polveri nocive che arrivano dal siderurgico, dalla zona industriale, dall’Ilva. Da quei parchi minerali mai coperti.

E allora Arpa consiglia ai cittadini di chiudere bene porte e finestre e il sindaco Melucci, con l’ordinanza del 24 ottobre scorso, chiude anche le scuole.

Ora, dopo l’ennesima giornata in cui, come si legge sui cartelli affissi su cancelli e portoni degli istituti, “l’attività didattica è sospesa”, gli ambientalisti di Peacelink chiedono al primo cittadino di Taranto di presentare il conto a Ilva, di trovare una soluzione definitiva e non tampone.

“Il Sindaco quantifichi i danni e si faccia soggetto promotore del principio <<chi inquina paga>>, in modo che chi gestisce l’ILVA risarcisca l’intera città per ogni giorno di Wind Day, quantificando tutti i danni diretti e indiretti provocati dalla paralisi delle attività cittadine causate dai Wind Day. Fra i danni arrecati alla collettività non bisogna dimenticare anche la mancata fruizione del servizio scolastico. Non è superfluo ricordare che la legge italiana punisce chi “cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico”.

Recentemente anche i commercianti del quartiere Tamburi hanno lamentato una riduzione degli introiti durante queste giornate.

“Il sindaco deve affidare ad enti super partes una quantificazione dei danni, da quelli sanitari (+25% di ricoveri dei bambini nei quartieri a rischio) a quelli economici e sociali provocati dall’inquinamento.

L’ILVA dovrebbe risarcire l’intera comunità se venisse accertato e quantificato un danno complessivo durante i Wind Day che rientri nel principio «chi inquina paga»”.

“Se venisse compiuta tale quantificazione -scrivono da Peacelink- Arcelor Mittal non acquisterebbe più l’ILVA e lo stabilimento chiuderebbe per sempre. Infatti nessun privato sarebbe disposto ad acquistare un’azienda che debba contabilizzare nel bilancio gli attuali enormi costi e disagi scaricarti sull’intera comunità”.

 

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