UGENTO- Già alle sette del mattino molti di loro erano lì e sono rimasti per tutta la mattinata: “i camion non passeranno”. 150 persone, assieme ai sindaci di Ugento, Presicce e Acquarica del Capo, hanno bloccato i mezzi partiti dal nord Salento alla volta dell’impianto di biostabilizzazione, con annessa discarica, in contrada Burgesi. Da ieri, infatti, la Regione ha dirottato lì e a Poggiardo la spazzatura raccolta in 27 comuni dell’ex Ato Le1 e in alcuni del Brindisino, vale a dire Ostuni, Mesagne, Carovigno e San Vito dei Normanni.
In mattinata, l’Ufficio Aia della Regione al lavoro per valutare la validità dello schema di bozza di nuova polizza fideiussoria presentata da Ambiente e Sviluppo, la società che gestisce la piattaforma di Cavallino, stoppata perché non ha fornito idonee garanzie finanziarie per la post gestione dell’impianto, a causa di una fideiussione ritenuta non valida.
Nel Sud Salento, però, non si indietreggia. E alla fine si raggiunge un accordo: improrogabilmente fino al 9 gennaio, e non per 30 giorni, i rifiuti del nord Salento saranno solo trattati a Ugento e lo scarto finale sarà invece smaltito a Statte. La data del 9 gennaio è quella entro la quale Ambiente e Sviluppo è stata intimata a fornire una polizza valida, altrimenti dovrà consegnare l’impianto, che sarà riavviato “anche con altro gestore di natura pubblica”, precisano dall’Ufficio territoriale per la gestione dei rifiuti della Regione. Ovviamente, il termine potrebbe anche ridursi.
I sindaci del Capo hanno chiesto poi di avere i dati relativi ai quantitativi in entrata e in uscita dei rifiuti prodotti da ogni singolo Comune, per un loro controllo. Non smaltire gli scarti nella discarica di Ugento è una vittoria per i sindaci che hanno manifestato, Massimo Lecci, Francesco Ferraro e Riccardo Monsellato: “Questo sito – avevano spiegato in mattinata – è stato realizzato per accogliere i rifiuti di questo bacino coincidente con l’ex Ato Le3. Dal 2010 al 2014, per solidarietà nei confronti del territorio, abbiamo accolto gli scarti provenienti dall’ex Ato Le2, ma questo non può esser rifugio per l’emergenza. Il problema ambientale è sempre lo stesso, visto che siamo sul territorio che ospita la discarica Burgesi mai bonificata. Qui c’è poi una discarica di emergenza-soccorso che dovrebbe aver vita fino al 2024 e non sappiamo se arriverà al 2020. In quel caso dovrebbe essere disposto un nuovo ampliamento. Ma perché dobbiamo pagare sempre noi? fino a quando? e per chi?”.
In tarda mattinata, qualche mezzo ha iniziato a conferire. Da Bari Gianfranco Grandaliano, a capo dell’Agenzia regionale per i rifiuti, era su tutte le furie: “quel blocco è incomprensibile e si chiama interruzione di pubblico servizio – aveva detto – perché i flussi dei rifiuti si possono spostare in tutta la regione nei limiti dei quantitativi autorizzati, come in questo caso. Potremmo anche pensare di portare, dopo il trattamento, il rifiuto finale a Statte, ma la discarica è lontanissima e i costi sarebbero troppo elevati”. Questo resterà il problema per i Comuni del nord Salento.