Xylella, Bruxelles striglia la Puglia. Nature: “Italia mette in pericolo l’Europa”

BRUXELLES- Bruxelles bacchetta di nuovo la Puglia in tema Xylella: la Commissione Ue chiede di rendere più efficace il monitoraggio sul batterio, attuare misure ma soprattutto agire tempestivamente nell’espianto degli alberi infetti nella zona cuscinetto, per evitare la diffusione del patogeno. Sono le raccomandazioni che la Commissione ha rivolto all’Italia in seguito all’audit tenuto in Puglia nel novembre 2016.

Qualche settimana fa, la Regione aveva annunciato la possibilità che l’Ue riavviasse la procedura di infrazione revocata precedentemente.

Durissima la rivista scientifica Nature che osserva che il controllo dell’epidemia in Italia è cominciato troppo tardi e che ci sono stati troppi indugi nell’abbattimento degli alberi malati, specie nella zona di Oria. A suo avviso, sarebbero state ignorate tutte le raccomandazioni del mondo scientifico, mettendo in pericolo l’Europa. A puntare l’indice è un articolo pubblicato sul sito di Nature e riferito anche al rapporto redatto il 31 maggio dalla Commissione Europea.
Sotto accusa ci sono anche le autorità nazionali e regionali che, rileva Nature, hanno sborsato solo poco più della metà dei dieci milioni di euro previsti per le misure di contenimento.
Nel frattempo, varie specie di Xylella sono state trovate anche in Francia, Germania, Svizzera e nelle Isole Baleari. L’unica buona notizia, per Nature, è la scoperta di due varietà di olivo resistenti in parte al batterio, ma a suo avviso lo sviluppo di alberi del tutto resistenti potrebbe richiedere almeno dieci anni.

A scendere in campo è anche Coldiretti Puglia, che non le manda a dire a Bruxelles: “non possono essere sottaciute le gravi responsabilità dell’Ue circa la diffusione della malattia causata dalle frontiere colabrodo. La mancanza di efficaci misure di controllo alle frontiere e del doveroso embargo avverso le aree da cui proviene il batterio che sta distruggendo gli ulivi a Lecce, Brindisi e Taranto, come ad esempio il sud America, al fine di bloccare il commercio di materiale vegetale infetto, hanno causato un danno irreparabile all’olivicoltura pugliese. Ora l’UE non può lavarsene le mani come se nulla fosse accaduto e scaricare tutta la colpa sull’Italia, perché è drammatica la conta dei danni sia per il valore inestimabile degli ulivi colpiti perché millenari e centenari e in caso di estirpazione per il valore del soprassuolo distrutto”.

 

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