GAGLIANO- Se non fosse intervenuto il sequestro, l’intervento di “messa in sicurezza” del costone roccioso del Ciolo, patrimonio inestimabile del Salento, sarebbe stato eseguito sulla base di un progetto “carente”, “non esaustivo” e probabilmente neanche necessario. Lo hanno messo nero su bianco i consulenti tecnici della Procura, nella relazione che, in parallelo con la bocciatura arrivata dal Consiglio di Stato, rende di fatto carta straccia i progetti – anche quello esecutivo – che prevedevano di coprire di reti metalliche il 70 per cento di questo costone, quello a nord.
I geologi torinesi Gancarlo Bortolami e Bianca Saudino Dughera stroncano appieno l’attività del Comune di Gagliano, che ha portato avanti l’iter fino ad appaltare i lavori, poi bloccati per intervento della Procura e per la battaglia giudiziaria portata avanti e vinta da Legambiente. La procedura amministrativa, ora, va completamente rifatta. Ma il nodo vero è: da dove si riparte? La consulenza dei geologi lascia spazio a poche repliche: non si può ripartire dai progetti proposti dal Comune, visto che il progetto di consolidamento si sarebbe basato, secondo i consulenti, su una premessa non vera. Cioè: il versante su cui si sarebbe dovuto intervenire, come scrivono i geologi, “risulta potenziamente interessato da locali e superficiali fenomeni di instabilità, che non possono compromettere la conservazione del sito, come invece dichiarato in progetto, e che sembrano non giustificare la scelta di applicare la rete sulla quasi totalità delle aree indagate”.
Tra l’altro, dagli elaborati “non è stato possibile definire nel dettaglio gli interventi, il cui dimensionamento effettivo viene demandato alla fase di esecuzione dei lavori”. Cioè, il cantiere avrebbe dovuto andare avanti quasi alla cieca e solo dopo si sarebbe valutata l’ampiezza degli interventi. E questo non potendo mai in ogni caso garantire al 100 per cento la sicura fruizione dell’area e dei sentieri nel canalone. Ecco perché si ritiene “assolutamente indispensabile valutare soluzioni alternative”. E bisognerebbe anche farlo in fretta, perché le ripercussioni di questo stallo sono anche su altro.
Da un lato, i divieti sono stati letteralmente segati. Restano, completamente ignorati, all’ingresso da Leuca. Se da tre anni la litoranea è bloccata dalla Provincia è perché quel masso è stato ritenuto pericolante. Il Comune di Gagliano avrebbe dovuto metterlo in sicurezza con il secondo progetto sul Ciolo. È tutto fermo, nonostante probabilmente lì basterebbe un semplice disaggio solo di quella roccia. Serve però partire da un’analisi più approfondita. Ma nel vertice in Prefettura del giugno scorso, sono emersi i problemi di natura finanziaria: i due finanziamenti da 1 milione e 500mila euro non si possono usare per il monitoraggio. Da allora, di fatto, passi in avanti ancora pochi.