LECCE- La duplice inchiesta sul gasdotto Tap non andrà avanti: il gip Cinzia Vergine ne ha disposto l’archiviazione, accogliendo la richiesta avanzata la scorsa estate dai pm Angela Rotondano e Cataldo Motta. A suo avviso, non ci sono irregolarità nell’iter autorizzativo né nell’avvio del cantiere.
A dare il via alle indagini erano stati gli esposti del sindaco di Melendugno, Marco Potì, e del presidente del comitato No Tap Salento, Alfredo Fasiello. Sul registro degli indagati erano stati iscritti i nomi di Clara Risso, legale rappresentante di Tap Italia; Michele Mario Elia, country manager della società; Gilberto Dialuce, direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico; la stessa Trans Adriatic Pipeline.
Primo nodo affrontato: l’applicazione della normativa sul rischio di incidenti rilevanti. Anche per il gip la Direttiva Seveso non si può applicare al caso del metanodotto di San Foca, perché non si può configurare come “stabilimento” e perché i quantitativi di gas che conterrà – stando ai calcoli della multinazionale – sono pari a 48,6 tonnellate, un gradino sotto la soglia di 50 prevista per legge. Tuttavia, è la magistratura, “in via prudenziale”, a consigliare l’attivazione di un “sistema di monitoraggio della pressione del gas con registrazione dei valori misurati, con individuazione /predisposizione di soglia d’allarme e sua pronta comunicazione alle amministrazione che possono essere interessate all’evento”. Il secondo punto affrontato riguarda l’iter autorizzativo che, per il gip, “si è svolto nella più assoluta linearità e legittimità” .
Ultima questione è l’inizio lavori entro il 16 maggio 2016, data fatidica da rispettare per non far decadere l’autorizzazione unica. Nulla quaestio, su questo, per il giudice, che, tuttavia, nel suo decreto di archiviazione non menziona l’informativa dei carabinieri del Noe, secondo i quali non c’era alcuna attività lavorativa in corso alla data del 17 maggio.
“Preso atto delle conclusioni, riteniamo sia il caso di denunciare Tap per aver dato inizio ai lavori senza aver ottemperato alle prescrizioni “ante operam” contenute nel decreto VIA”, dicono dal comitato No Tap. Per la multinazionale, invece, “è l’ulteriore conferma della correttezza del proprio operato. La parte in cui il gip affronta la procedura amministrativa fuga molte ombre gettate in questi anni. Adesso – aggiungono da Tap – cominciano ad essere numerose le occasioni giudiziarie in cui il Comune di Melendugno paga fior di avvocati per perdere”.