Nuova discarica, Comune di Lecce fa dietrofront: andrà in conferenza per dire No

LECCE- Questo il punto di partenza del Consiglio comunale chiamato a esprimersi sulla nuova discarica di rifiuti speciali non pericolosi in contrada Masseria Parachianca. Gli uffici comunali ritengono inammissibile il progetto dell’ati Trio e Geoambiente e pertanto hanno comunicato la non partecipazione alla conferenza di servizi convocata dalla Provincia per le prossime ore. Questo perché la cava individuata risulta attiva fino al 2020 e c’è già un progetto di recupero dei luoghi garantito da polizza fideiussoria.
Una posizione in un primo momento avallata dall’amministrazione Perrone, con appositi comunicati stampa diffusi nelle scorse settimane. Poi, nella seduta del pomeriggio del Consiglio, il dietrofront: al tavolo delle decisioni il Comune di Lecce si presenterà per esprimere il proprio dissenso. La richiesta del sindaco di ricevere il mandato per intervenire nel procedimento per dire no è stata votata all’unanimità dai 19 presenti.

Forte il pressing dei consiglieri di maggioranza e minoranza.“Bisogna presentarsi per poter dire che il progetto è inammissibile”, ha detto Gianni Garrisi. Sulla stessa linea Francesca Mariano, Bernardo Monticelli Cuggio’, Antonio Lamosa. “Ci sono due aspetti, uno tecnico e uno di principio – ha aggiunto Giuseppe Ripa – e il progetto non ha una logica, accoglierà rifiuti di ogni tipo”.

Dai banchi dell’opposizione, Antonio Torricelli ha rimarcato che la “non partecipazione sarebbe una imbarazzante inconcludenza” e Carlo Salvemini ha ribadito che “solo la conferenza dei servizi può legittimare il diniego del Comune”.

Lo aveva ribadito nei giorni scorsi da questi schermi anche un pilastro del diritto amministrativo come il professore Pierluigi Portaluri: “l’assenza del Comune non impedirebbe all’iter di andare avanti”. E oggi lo rimarca: “lo strumento della conferenza di servizi, che è stato recentissimamente modificato da un decreto attuativo della legge Madia, lascia ancora oggi spazio a numerose incertezze applicative. Pertanto, è sempre consigliabile che l’amministrazione cosiddetta esponenziale, quella cioè che deve curare tutti gli interessi pubblici relativi a un determinato territorio, non manchi all’appuntamento con le sedute di una conferenza dove si discute della destinazione di una parte importante del territorio. Questo è tanto più vero quando si tratta, come in questo caso, di far valere la tutela di quello che la Corte Costituzionale ha definito interesse pubblico insuscettibile di essere subordinato a qualunque altro, vale a dire l’interesse alla tutela del paesaggio e dell’ambiente”.

Il no all’impianto è motivato sotto diversi profili: l’area, al confine con Surbo, Squinzano e Trepuzzi, è in zona agricola, circondata da monumenti di pregio come l’abbazia di Cerrate e strutture ricettive. E poi ci sono gli effetti cumulativi derivanti dalla presenza lì di altri stabilimenti potenzialmente inquinanti, come l’inceneritore Biosud.

 

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