LECCE- Il terreno cede sotto i piedi del Lecce. Bastano appena sei giri di lancetta e qualche discesa sulle fasce, neanche di quelle dirompenti, per mettere al tappeto la retroguardia giallorossa, un tempo blindata e inavvicinabile. Ma i pericoli si conoscevano, i rischi che si potevano correre pure. Così si è cercato di limitare le iniziative di una squadra votata all’attacco. Con la squadra è scesa in campo anche tutta la preoccupazione del tecnico giallorosso che ha schierato un fluidificante nel tridente offensivo per arginare sul nascere le iniziative turbolente della banda di De Zerbi. Mossa auto bocciata dopo ventuno minuti quando, per riemergere dall’onda anomala che aveva calpestato le certezze della squadra giallorossa, ha inserito Caturano. Un Lecce rimodellato che, oltre ad impegnarsi nella rimonta, ha dovuto anche tamponare laddove il Foggia affondava agevolmente. Un errore che in sala stampa Braglia ha ammesso.
Però c’è da evidenziare anche gli errori commessi dalla squadra in fase difensiva. Sul primo gol impossibile non dare una lettura corretta ad una traiettoria a velocità limitata e tutt’altro che tesa e ad un pallone che Iemmello ha anche il tempo di controllare prima di calciare a rete. Anche sul secondo gol la disposizione dei difensori non è immune da responsabilità. Anche sulla terza rete le immagini rendono inutile qualsiasi commento. Un bel pasticcio per il Lecce che che in casa propria si complica la vita. Adesso diventa un’impresa superare l’ostacolo Foggia. Nel calcio, però, le imprese si possono realizzare e il Lecce farà di tutto per restituire il favore o, almeno, rimandare ogni discorso a supplementari ed eventualmente ai rigori.
Il Foggia del vivacissimo De Zerbi, l’allenatore-ragazzino, si è dimostrato spavaldo, sicuro dei propri mezzi. La squadra foggiana non ha rubato nulla. Un’audacia che poche squadre possono mostrare, specie in gare come queste. Ci aveva provato il Bassano, rimasto in 10 uomini quasi al pronti via, eppure mai domo anche se sterile.
Stavolta il Lecce è andato sotto due volte, e poi anche la terza, dopo aver dimezzato le distanze con Moscardelli, il quale ha colpito anche un palo. Il rigore di Lepore ha avvicinato ancora di più i giallorossi al pareggio, che con un pizzico di fortuna sarebbe potuto anche arrivare. Ma al Lecce è mancata anche quella. Non resta che sperare di ritrovare, di colpo, quella squadra e quelle componenti che per buona parte del campionato, da ottobre ad aprile, hanno fatto sì che Lecce fosse la principale antagonista del Benevento.
Prima dei play off il Lecce aveva disseminato per strada molte certezze e quel favore del pronostico che lo avevano investito nelle stagioni precedenti prima degli spareggi. Ma oggi la squadra giallorossa ha perso anche la partita di andata. L’esperienza conta fino a un certo punto. Dopo, fanno testo i gol, che spesso arrivano attraverso il gioco. E quello del Lecce non ha mai fatto scaldare i cuori dei tifosi o degli addetti ai lavori. Però i punti arrivavano. Adesso conta solo se fai un gol più degli avversari. A squadra ha perso quella corazza che l’aveva resa imperforabile. Ma non ha mai sofferto la solitudine perché anche dopo la sconfitta contro il Foggia il pubblico la spinge oltre l’ostacolo e verso un’impresa ancora possibile.