L’Anticorruzione schianta la 275: fidejussioni false e leggi violate, “revocate l’appalto”

LECCE (di Tiziana Colluto)- L’Autorità nazionale Anticorruzione affonda la lama nel progetto di raddoppio della statale 275, ora a rischio più che mai. La conferma arriva dalle pagine fitte di rilievi sull’opera, inviate ai vertici degli enti e, in parte, delle società interessate, dopo le ispezioni eseguite nella sede dell’azienda pubblica nel febbraio 2015 e la seduta del Consiglio di Anac del 10 dicembre scorso. A cinque mesi di distanza, niente è venuto a galla finora.
“Quella è la prossima bomba che arriva”, aveva detto la “dama nera” di Anas Antonella Accroglianò, in un’intercettazione di gennaio di un anno fa. E adesso si capisce, almeno in parte, il perché, mentre vanno avanti le inchieste delle Procure di Lecce e Roma e della Corte dei Conti della capitale. Per comprendere la portata di quanto stiamo per raccontarvi bisogna partire dalla fine. Matarrese, attuale aggiudicataria del mega appalto anche in seguito alle sentenze del Consiglio di Stato, ha presentato due polizze ritenute false. È stata la Dda di Brescia ad accorgersene, nell’ambito di un’inchiesta più ampia.

Sia la prima fidejussione che la seconda da 33,5 milioni di euro, depositata dopo i rilievi di Anas sulla precedente, sulla carta, sono state rilasciate da due compagnie inglesi che hanno cessato di emettere polizze nel 2008 e nel 2010. Per l’Anticorruzione, è il punto di non ritorno: “Si ritiene che il comportamento dell’aggiudicataria Ati Matarrese srl – scrive – è stato contrario ai principi di buona fede, non essendo stata prodotta la documentazione indispensabile per l’effettiva sottoscrizione del contratto ed anzi essendo essa astrattamente idonea ad ingannare l’amministrazione circa l’effettiva stipulazione della polizza assicurativa. […] Deve quindi valutarsi l’inaffidabilità dell’aggiudicataria in ragione della obiettiva gravità dei fatti contestati anche ai fini della eventuale revoca dell’aggiudicazione, in tal modo tutelando opportunamente ed adeguatamente l’interesse pubblico posto a base del procedimento di selezione del miglior contraente”. Perché questa – lo dice a chiare lettere – è assimilata “ad un’ipotesi di sostanziale esclusione dalla gara”.

E se così decidesse Anas, a chi andrebbe l’appalto? Di certo c’è che Anac ha molto da dire anche sulla precedente aggiudicazione all’associazione d’imprese guidata prima da Uniland e poi da Ccc: è stata ammessa pur non avendo i requisiti, possedendo Uniland quote inferiori al 40 per cento dell’ati. Quando le è subentrata Ccc, modificando la compagine, Anas avrebbe dovuto “procedere all’annullamento dell’aggiudicazione”. Invece, si è limitata a “prendere atto della modifica”. Solo dopo otto mesi dalla sentenza con cui, nel luglio 2014, il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittima quell’aggiudicazione, si è mossa e ha annullato in autotutela il contratto già firmato. Ma per tutto quel tempo, secondo l’Anticorruzione, ha tenuto un “comportamento dilatorio”.

“Plurime illegittimità”, inoltre, sono state riscontrate nel resto: nella nomina della commissione di gara, che avrebbe agito “con scarsa trasparenza”; nel fatto che a bando sia andato un progetto definitivo che, per gli ultimi sei chilometri passati da quattro a due corsie, non sia stato valutato dal punto di vista tecnico, facendo addirittura stimare i costi ai concorrenti. Idem per le opere di ambientalizzazione, da coprire mediante ribassi d’asta “senza stabilirne il limite”. “Quanto rilevato può, pertanto, aver alterato il regolare svolgimento della procedura di gara”, ribadisce Anac, dalle cui indagini “sono emersi elementi di forti criticità riguardo le fasi delle procedure di programmazione, progettazione e affidamento delle opere in oggetto nonché ulteriori elementi che potrebbero esprimere profili di carattere penale e di danno erariale”.

Si scoperchia il pentolone anche della progettazione, affidata nel ’94 e confermata nel 2002 dal consorzio Sisri alla Prosal direttamente. Dati gli importi, secondo Anac, non c’erano le condizioni per legittimare una trattativa privata ed è stata violata la legge quadro dell’epoca sui lavori pubblici. Anas non ha verificato nulla. Così anche quando si dovevano rispettare i limiti di spesa e, nel passaggio dal progetto preliminare al definitivo comprensivo di variante sull’ultimo tratto, i costi sono lievitati “di circa il 57 per cento”.

E la Regione Puglia in tutto ciò? In quanto ente finanziatore, “a tutela dell’interesse pubblico”, dice Anac, avrebbe potuto attivare la clausola della revoca del finanziamento. Ma non lo ha mai fatto.

 

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