CASARANO- A dicembre erano scattati i sigilli per l’azienda di radiofarmaci Sparkle di Casarano. Era contestata la percezione indebita di quasi 4 milioni di fondi europei. Un sequestro per equivalente, a garanzia del recupero dei contributi indebitamente percepiti, di 3 milioni e 600 mila euro di fondi pubblici erogati dalla regione nel 2007. ora arriva un nuovo provvedimento, sempre eseguito dalla Guardia di Finanza, ma stavolta è della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari: sono stati sottoposti a sequestro conservativo beni per circa 3 milioni e 600 mila euro a tutela del credito erariale, e riguardano l’immobile sede dello stabilimento per la produzione del farmaco, l’abitazione dell’amministratore e anche i saldi presenti su 7 rapporti bancari a questi riconducibili. L’attività istruttoria svolta dai magistrati contabili è stata avviata in seguito alle risultanze acquisite dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, diretti dal col. Nicola De Santis, nell’ambito di un’inchiesta penale avviata dalla Procura, che aveva portato alla denuncia di 4 tra soci e manager dell’azienda indagata, e di un dirigente comunale, per il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico, abuso d’ufficio, nonché al sequestro preventivo di immobili impianti e macchinari utilizzati per la produzione dei medicinali. La lente delle Fiamme Gialle era puntata sui finanziamenti erogati dalla Regione Puglia nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale denominato “PIT 9” per la produzione di un medicinale destinato ad essere utilizzato come liquido di contrasto per gli esami radiologici di sospette patologie tumorali.
Le attività svolte dai finanzieri hanno da subito evidenziato una serie di irregolarità nella richiesta e gestione dei fondi utilizzati per la realizzazione dello stabilimento che risultava privo delle autorizzazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, dei pareri dell’ASL e del locale Comando dei Vigili del Fuoco necessari per il rilascio del permesso a costruire. “Inoltre -spiegano dalla Gdf- dovendo procedere all’aumento del capitale sociale come richiesto dal bando quale forma di cofinanziamento per la realizzazione del progetto, il management della società, al fine di eludere fraudolentemente tale adempimento, procedeva dapprima al versamento delle quote richieste, pari a 3,3 milioni di euro e, successivamente, si riappropriava delle somme versate utilizzandole per la sottoscrizione di una caparra afferente la stipula di un fittizio contratto di appalto con due imprese aventi la stessa compagine societaria di quella appaltante”.
Al termine delle indagini, la Procura contabile diretta dal Procuratore regionale Francesco Paolo Romanelli, che ha delegato l’istruttoria al vice Procuratore Carlo Picuno, rilevando nelle condotte accertate una fattispecie di illecito arricchimento ascrivibile al comportamento doloso posto in essere dall’amministratore della società, che avrebbe causato danno erariale certo, effettivo ed attuale, ha richiesto ed ottenuto dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Puglia, l’emissione di un provvedimento di sequestro conservativo a tutela del credito erariale, avente ad oggetto appunto l’immobile sede dello stabilimento per la produzione del farmaco, l’abitazione del legale rappresentante ed i saldi presenti su 7 conti bancari. Tanto a garanzia della restituzione alla Regione delle somme percepite indebitamente.