TARANTO- Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.
I ricorrenti sostengono che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute” e di aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico attraverso i cosiddetti decreti ‘salva Ilva’, violando così il loro diritto alla vita.
Fonti della Corte specificano che la decisione di comunicare i ricorsi al governo significa che le prove presentate dai ricorrenti contro l’operato dello Stato sono molto forti visto che solo l’anno scorso i giudici di Strasburgo hanno dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che sosteneva l’esistenza di un nesso fra la sua malattia e le emissioni del siderurgico.
Intanto al Palazzo di giustizia di Taranto c’è stata la prima udienza del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Alla sbarra ci sono, tra gli altri, i fratelli Fabio e Nicola Riva, l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato.
Ha voluto essere personalmente presente il presidente della Regione Michele Emiliano, che ha chiesto la costituzione di parte civile dell’ente.