Venduti all’asta i macchinari Omfesa, cala il sipario sulle ex officine di Trepuzzi

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TREPUZZI- Uno stillicidio. La chiusura, il fallimento, ammortizzatori sociali finiti , prima per 27 operai, a marzo, per altri 52 di loro. Niente più sussidi e niente più speranze di tornare a lavorare in quell’azienda, alle porte di Trepuzzi, che da mesi ormai era rimasta un guscio vuoto, presidiata dagli ex dipendenti che ancora avevano la forza di reagire ad un destino ormai segnato. Alle 16, 55 di ieri infatti si è chiusa l’asta per la vendita dei beni rimasti all’interno delle ex officine meccaniche: materiale ferroso, carrelli trasportatori, dime, qualche ponteggio, tubi, serbatoi. Beni in parte non funzionanti, in parte mancanti di pezzi, pubblicati on line inventariati dopo la messa all’asta da parte del tribunale fallimentare di lecce e ieri acquistati per 209 mila e 500 euro su un prezzo base di partenza di 130 mila.

Pochissima cosa rispetto agli svariati milioni di euro che lo stabilimento, nel pieno della sua attività, valeva. Si chiude così definitivamente il sipario su un pezzo di storia imprenditoriale del salento e si apre, un’altra grave emergenza occupazionale. Si aggiunge, a solo poche ore di distanza, a quella dei 150 lavoratori ex Bat -British American Tobacco-, poi assorbiti dalla Iacobucci Mk, da venerdì ufficialmente in mobilità.

Una parabola che sembra avere sempre lo stesso epilogo, e a pagare sono sempre i dipendenti che in questi mesi non si sono mai rassegnati, continuando a protestare le strade della città, a occupare i binari, a presidiare i tavoli istituzionali, ad aspettare risposte che non sono mai arrivate. E proprio quando le soluzioni sembravano vicine: imprenditori pronti a rilevare, nuove commesse, proposte di cooperative, c’era sempre qualcosa che non funzionava. È finita la storia di Omfesa, ed è finita male. Con la vendita definitiva di quel poco che ancora all’interno era rimasto, l’azienda non esiste più.

 

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