LECCE- Diffide e possibile richiesta di risarcimento danni: Tap valuta le contromosse. Il silenzio riservatole finora dagli uffici regionali pesa, eccome: il 30 aprile scade il termine entro il quale avrebbe potuto spostare i primi 231 ulivi e avviare materialmente, così, il cantiere. L’autorizzazione per sbloccare la prescrizione A44, però, non è arrivata, nonostante dieci giorni fa il Ministero dell’Ambiente abbia incalzato Bari ad emettere il suo provvedimento, perché della Regione è la competenza, mentre il Comune di Melendugno ha espresso il suo parere negativo.
Questo significa che, dovendo rispettare il periodo di riposo vegetativo delle piante, l’espianto sarà necessariamente rinviato in autunno. “Mesi di ritardo nei lavori potrebbero avere effetti finali importanti”, dicono dalla multinazionale. Ecco perché si medita la possibile controffensiva a suon di carte bollate. Non sono dettagli: incombe la data del 16 maggio, quella entro la quale, da diktat di Bruxelles, i lavori dovranno per forza essere avviati, perché l’infrastruttura entri in esercizio entro il 31 dicembre 2020. Entro la metà del prossimo mese, la società contava di poter già scavare il pozzo di spinta del microtunnel. Invece, potrà avviare solamente la bonifica degli ordigni bellici e la valutazione archeologica. “Abbiamo verificato con i nostri legali e consultato il Mise sulla possibilità, per la giurisprudenza italiana, di considerare queste operazioni avvio dei lavori”, spiegano da Tap. “Contesteremo ciò perché si tratta di attività preliminari e non di cantiere”, aveva già fatto sapere qualche giorno fa il sidnaco di Melendugno, Marco Potì.
È un braccio di ferro senza fine quello sul gasdotto. Ma mentre in Puglia va avanti la guerra, il 17 maggio, a Salonicco, il cantiere sarà ufficialmente inaugurato, con una cerimonia alla presenza dei premier greco, albanese e, quasi certamente, italiano.