LECCE- Saracinesche abbassate e vetrine vuote: Lecce continua a contare i negozi che chiudono. In appena sette anni, dal 2008 al 2015, registra il -8 per cento nel centro storico e il -10,6 per cento negli altri quartieri. In aumento, invece, alberghi, ristoranti e bar.
A certificarlo è uno studio effettuato da Confcommercio su 39 città medie italiane, ognuna alle prese con il calo della piccola offerta commerciale, ciò che, inevitabilmente, ha ripercussioni anche sul tessuto urbano. Tra tutte, Lecce ha il più basso numero di abitanti per esercizi commerciali: 49,2 residenti per negozio in sede fissa e ambulante. Contro i 90 di Terni o i 124 di Parma o i 108 di Perugia.
Cosa significa? Lo spiega Lecce Città Pubblica, che ha analizzato i dati: “È inconfutabile – dice – che nella nostra città sono in crescente e costante aumento le medie e grandi strutture commerciali, dislocate senza un chiaro disegno e senza nessuna strategia di compensazione”.
La giunta nei giorni scorsi ha deliberato la realizzazione del cosiddetto Distretto Urbano del Commercio individuandolo nella zona compresa tra Piazza Mazzini e la 167. Il centro storico è fuori; Santa Rosa e San Pio pure.
Eppure, “il Mercato di S. Rosa può diventare un centro polifunzionale di servizio dove si mescolano prodotti alimentari, artigianato, promozione del territorio e servizi di informazione”, propongono da Lecce città pubblica, per cui “la fiscalità urbana non è l’unico strumento utile per contrastare la desertificazione”. Lo impone la legger regionale 24/2015 “Codice del Commercio”: i Comuni devono dotarsi di un documento strategico, che intersechi politiche urbanistiche e offerta commerciale. E che a Lecce ancora non c’è.