LECCE- “Io sono già un classico perchè vivo nell’eternità, sono eternamente vivo”. 14 anni fa ci lasciava il Maestro Carmelo Bene, uno dei più grandi protagonisti del teatro italiano. Drammaturgo, attore e regista teatrale, pensatore moderno del “non pensiero”, scoperto da Pierpaolo Pasolini.
Famoso per la sua idea di decostruzione del teatro classico, ha generato dissenso per la sua idea innovativa. Memorabili restano le interpretazione, le reinvenzioni di opere di grande spessore come “Pinocchio”, “Riccardo III”, i vari “Amleto”, “Nostra Signora dei Turchi” per il cinema, il “Manfred” di Byron (una vera opera di musicalità sublime), “Macbeth”, e molto altro.
Carmelo Bene è quel “genio” ammirato che ancora oggi a distanza di anni in tutto il mondo continua ad esserci, ad esistere, nonostante quando fosse in vita tentasse di convincere gli interlocutori di non “essere se stesso”: “Mi ostino a vivere perché anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi”, scriveva il maestro.. Personaggio certamente ambiguo, amava gli eccessi, in teatro e nella vita privata. E la sua opera è stata certamente influenzata da questa sua voglia di uscire fuori dai cardini del tempo, dello spazio e della Storia. Fuori da ogni forma d’arte, perché “l’arte è rappresentazione di Stato, è statale”
Un maestro, un genio, che ha fatto del teatro la sua vita. Un uomo impossibile da dimenticare. Da qui l’idea di non farlo di continuare a fare vivere il suo nome anche a Lecce. I militanti del Movimento Regione Salento, insieme ad altri artisti , combattono infatti affinchè sia dedicato alla sua memoria il celebre Teatro Apollo “come giusto riconoscimento ad un uomo salentino che ha fatto del teatro la sua seconda casa e che, dal cinema al teatro, ha lasciato una traccia profonda nella storia e nella cultura del Novecento”.