Impianto per la cremazione dei defunti, a Botrugno è scontro: “Fermate il progetto”

BOTRUGNO-La costruzione del primo tempio crematorio della provincia di Lecce, a Botrugno, si trasforma in un braccio di ferro. L’alt al progetto è stato formalmente richiesto dal gruppo di minoranza e dal comitato civico “ApertaMente”, che punta il dito contro i possibili impatti che soprattutto la combustione delle salme potrebbe avere nel tempo: per quanto le emissioni di inquinanti risultino, nello studio allegato al bando, al di sotto della soglia di legge, grazie anche all’utilizzo di filtri tecnologicamente avanzati, la vicinanza alle abitazioni (300 metri circa), campo sportivo e campi agricoli solleva più di qualche dubbio. Anche perché l’impianto non sarà sottoposto a Valutazione di impatto ambientale, in quanto non previsto, ma dovrà godere di una semplice autorizzazione della Asl e della Provincia relativamente alle emissioni.
Dopo tre anni, quando la struttura sarà a regime, si preve di cremare lì 1214 salme all’anno, che unite alla cremazione dei resti mortali e di quelli ossei salirebbe a 1454, molto più delle 800 effettuate nel 2012 a Bari, unico forno attivo in regione. Questo perché, come espressamente riportato nella “proposta di progetto”, “si ipotizza di ‘dirottare’ su Botrugno anche una parte delle cremazioni di un vasto territorio comprendente la Basilicata, la Calabria e la parte rimanente della Regione Puglia”.

Botrugno è il primo Comune scelto nel 2013 dalla giunta provinciale, sulla base dei criteri localizzativi adottati dal Consiglio, tra i siti in cui far sorgere l’impianto. Gli altri Comuni a proporsi erano Lecce, Casarano, Ugento, Ortelle, Spongano. Il tempio crematorio dovrebbe essere realizzato tramite project financing, con intervento dei privati le cui offerte economiche saranno valutate dopo l’apertura delle buste prevista per il 19 febbraio. E questo sulla base di una proposta di finanza già presentata da un’ati composta da due ditte di Domodossola, Altair srl ed Edilver srl, e la Futurcrem srl di Ruffano.

L’importo globale e complessivo dell’investimento (IVA esclusa) è stimato in 2.202.085 euro e la gestione prevede una durata massima di 30 anni. Non solo, il bando pubblicato dal Comune a dicembre prevede la concessione all’amministrazione comunale di un canone annuo non inferiore al 4 per cento del fatturato, per un valore minimo di 15.000 euro annuali. Una buona parte dei cittadini, però, chiede di conoscere i dettagli del progetto, non ancora presentato al pubblico. E nel frattempo di revocare il bando.

 

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